Francesco Renga, tra Inter e fragilità: la vigilia del suo undicesimo Sanremo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Alla soglia dei cinquantotto anni, e con un bagaglio artistico che lo ha visto protagonista prima con i Timoria e poi in una carriera solista costellata di successi, Francesco Renga si appresta a calcare per l’undicesima volta il palco del Teatro Ariston. L’occasione è la settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, kermesse alla quale il cantante bresciano, va detto, è legato a doppio filo, avendola vinta nel 2005 con quel vero e proprio inno che è "Angelo". In questa vigilia fitta di impegni e di interviste, Renga si è concesso a microfoni e telecamere con una franchezza che, forse, in passato gli era meno consueta, mostrando un lato inedito del suo carattere e della sua poetica.

Il peso della scaletta e la leggerezza del tifo

Nelle concitate ore che precedono la prima serata, il cantante ha trovato il modo di stemperare la tensione con un aneddoto che ha subito fatto il giro dei social e delle testate online. Intervistato dalla figlia Jolanda per il programma "La Volta Buona", direttamente dal glass studio che affaccia sul teatro, Renga ha confessato con un sorriso un piccolo, personale motivo di soddisfazione legato alla scaletta. L'esibizione di stasera, come confermato dall'ordine di uscita reso noto dalla direzione artistica, lo vedrà penultimo nella lunga lista dei trenta Big in gara. Una posizione che, lungi dal creargli ansia, gli ha invece permesso di conciliare il suo dovere di artista con la sua passione di tifoso: potrà così guardare la partita dell'Inter, un piccolo rituale che lo aiuta ad affrontare con maggiore serenità l'attesa del momento in cui varcherà la soglia del palco più famoso d'Italia. Un dettaglio quasi irriverente, che però racconta molto della sua capacità di non prendersi troppo sul serio, nonostante il curriculum e le aspettative.

"Il meglio di me": un brano che guarda dentro

Ma se fuori dal palco ci si concede qualche pensiero leggero, la sostanza del suo passaggio sanremese è tutta racchiusa nel brano in gara, intitolato "Il meglio di me". Si tratta di una canzone che, come ha tenuto a precisare lo stesso Renga in più di un'intervista, non è la classica ballata d'amore. Al contrario, rappresenta una riflessione profonda e articolata sul tema della crescita personale e, più nello specifico, su quel percorso complesso che porta un uomo a confrontarsi con le proprie zone d'ombra. Il testo, ha spiegato il cantautore, parla di fragilità, di paure e di debolezze, ma lo fa da una prospettiva che potremmo definire matura, nel senso che invita a non proiettare sugli altri le proprie difficoltà, bensì a farsene carico in prima persona per poter davvero cambiare. È una novità nel suo modo di scrivere, anche perché la genesi del pezzo è stata affidata a mani giovani, a una squadra di autori che lo hanno aiutato a trovare un linguaggio moderno, capace di fondere la sua inconfondibile vocalità con sonorità contemporanee e un approccio più prosciugato, meno ridondante, all'interpretazione.

A rendere il tutto ancora più toccante, poi, è il legame che Renga stesso ha rivelato tra questo brano e la sua storia personale. In un'intervista rilasciata a pochi giorni dall'inizio del Festival, il cantante ha riaperto il libro dei ricordi più dolorosi, parlando della morte della madre, avvenuta quando lui aveva solo diciannove anni, e di come quel vuoto abbia condizionato il suo rapporto con le donne e, di riflesso, la sua relazione con Ambra Angiolini, dalla quale ha avuto i figli Jolanda e Leonardo -9. Un racconto intimo, che getta una luce nuova su molti dei suoi comportamenti passati e che trova proprio in "Il meglio di me" una sorta di catarsi, un modo per dire, a sé stesso e agli altri, quello che forse non era mai stato detto prima.

Un artista in evoluzione tra radio e ricordi familiari

L'approccio di Renga a questo Sanremo, dunque, appare profondamente diverso rispetto alle edizioni passate. Ospite del radiotruck di RTL 102.5, ha ripetuto il concetto di fondo: l'emozione è sempre quella delle grandi occasioni, ma la motivazione quest'anno è ancorata a un bisogno di verità e di consapevolezza. Ha cambiato etichetta discografica e team di lavoro, e questo Festival lo vive come una fotografia di un nuovo inizio, di una ripartenza che, a dispetto dell'età e della carriera, non smette di cercare stimoli e sfide. A dare un giudizio sulla canzone, del resto, è stata proprio sua figlia Jolanda, che secondo il racconto del padre, per la prima volta ha ascoltato un suo brano e l'ha trovato bello: un feedback che per Renga vale più di qualsiasi classifica o critica specializzata.

Parallelamente alla gara, l'attenzione è già rivolta alla serata delle cover, nella quale duetterà con Giusy Ferreri. La scelta è caduta su "Ragazzo solo, ragazza sola", versione italiana di "Space Oddity" di David Bowie, un omaggio al cantautore inglese nel decennale della scomparsa, ma anche un tributo a Mogol, autore del testo italiano, che proprio in questo Festival riceverà un premio alla carriera -1-9. Un modo, questo, per legare la sua storia musicale a quella di due giganti della musica, e per ribadire che, in fondo, la bellezza delle canzoni sta nella loro capacità di attraversare il tempo e di farsi rileggere da voci e sensibilità nuove, come quelle che lui e la Ferreri porteranno sul palco dell'Ariston. E mentre la città dei fiori si prepara al consueto fermento, Renga aspetta il suo turno, con un branzino nello stomaco per essere leggero e, chissà, con un occhio alla partita e l'altro alla sua personale, e mai banale, ricerca del meglio di sé -4.

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