Strage di Castel d'Azzano, processo ai Ramponi e tre ufficiali sotto accusa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il processo per la strage di Castel d'Azzano inizierà il 26 ottobre davanti alla Corte d'Assise di Verona, con Maria Luisa, Dino e Franco Ramponi accusati della morte dei tre carabinieri Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello. La difesa, rappresentata tra gli altri dall'avvocato Enrico Bastianello, intende ripresentare la richiesta di una perizia psichiatrica sugli imputati. Parallelamente, un procedimento disciplinare aperto dalla Procura generale di Venezia coinvolge tre ufficiali dell'Arma per presunte negligenze nell'organizzazione e nella gestione dell'operazione.

La perizia psichiatrica e le accuse contro i fratelli Ramponi

La tragedia avvenne nella notte del 14 ottobre 2025, durante un intervento delle forze dell'ordine per eseguire lo sgombero del casolare occupato dalla famiglia nel Veronese. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, fu la donna a provocare l'esplosione innescando il gas presente nell'edificio, mentre gli altri due fratelli si trovavano all'esterno. La deflagrazione provocò il crollo della struttura, investendo i militari impegnati nell'operazione. All'interno erano presenti anche materiali infiammabili, tra cui benzina e bottiglie incendiarie. L'immobile era stato pignorato a causa dei debiti accumulati dai proprietari, che si opponevano alla perdita dell'abitazione.

La strategia difensiva punta a un accertamento sulle condizioni mentali degli imputati e sulla loro capacità di intendere e volere al momento dei fatti. Una richiesta analoga era già stata respinta dalla giudice Beatrice Marini durante l'udienza preliminare del 17 settembre. I legali ritengono necessario approfondire la personalità dei fratelli e gli antefatti della tragedia, comprese le minacce di gesti estremi che la famiglia avrebbe manifestato fin dal 2021. Per Maria Luisa era stata sollecitata anche una valutazione della capacità di partecipare coscientemente al processo. Il collegio giudicante sarà presieduto da Raffaele Ferraro.

Nel procedimento penale gli imputati devono rispondere anche di detenzione di esplosivi e minacce a pubblico ufficiale. Bastianello, difensore di Dino, aveva chiesto il proscioglimento del proprio assistito dall'accusa più grave, sostenendo che non si trovasse nell'edificio quando venne provocato lo scoppio. Gli avvocati hanno inoltre prospettato una ricostruzione secondo cui le minacce dei loro assistiti sarebbero state legate a intenzioni autolesionistiche piuttosto che alla volontà di uccidere. Una tesi contestata dalla Procura, che attribuisce agli imputati l'intenzione omicida e richiama precedenti intimidazioni rivolte ai carabinieri e al custode giudiziario.

L'inchiesta disciplinare sulle decisioni prese durante il blitz

Un secondo procedimento riguarda il comportamento degli ufficiali responsabili dell'intervento. La Procura generale veneziana ha formulato diciotto capi d'incolpazione per presunte negligenze nei confronti del colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale di Verona, del tenente colonnello Antonio Sframeli, già alla guida del reparto operativo, e del capitano Vincenzo Spataro, comandante della compagnia di Villafranca. Il fascicolo è nato dopo un esposto presentato dai legali dei familiari delle vittime, che hanno chiesto di verificare l'esistenza di eventuali responsabilità nella pianificazione dell'operazione. Si tratta di contestazioni disciplinari e non di un accertamento definitivo di colpevolezza.

Tra gli aspetti contestati figura la decisione di proseguire l'irruzione nonostante fosse venuto meno l'effetto sorpresa e si avvertisse dall'esterno un intenso odore di gas. Gli accertamenti riguardano anche la precisione delle indicazioni trasmesse alle squadre impegnate sul posto e il dissenso manifestato dai reparti tecnici rispetto alle modalità dell'intervento. Nel corso della preparazione erano emersi segnali di pericolo, comprese le minacce di far esplodere l'edificio. La valutazione disciplinare dovrà esaminare le scelte operative compiute dai responsabili e il rispetto delle precauzioni previste per una situazione caratterizzata dal rischio di una deflagrazione.

L'udienza di Venezia e le possibili sanzioni disciplinari

Il 30 ottobre i tre ufficiali compariranno davanti alla Commissione di disciplina presso la Corte d'Appello di Venezia. Il procedimento, promosso dal procuratore generale Federico Prato, sarà esaminato da un collegio composto da due magistrati e un rappresentante dei carabinieri. Pur prevedendo la partecipazione dell'accusa e delle difese, l'udienza non costituisce un processo penale. Per le eventuali violazioni disciplinari contestate agli ufficiali di polizia giudiziaria sono previste sanzioni che possono andare dalla censura alla sospensione, fino all'esonero. Gli accertamenti riguarderanno specificamente la condotta professionale dei responsabili dell'operazione e le contestazioni formulate nei loro confronti.

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