Libertà di stampa al minimo da 25 anni: l’Italia scivola e la fiducia dei cittadini crolla

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quando si parla di informazione, viene quasi spontaneo chiedersi se chi ci racconta i fatti (tv, radio o quotidiani che siano) lo faccia davvero al servizio del cittadino. È una domanda che in pochi, forse per comodità o per assuefazione, si pongono con franchezza; eppure, i numeri recentemente diffusi da "Reporters sans frontières" (Rsf) tolgono ogni dubbio sul malessere profondo che attraversa il settore. La libertà di stampa nel mondo ha infatti toccato il punto più basso degli ultimi 25 anni, una debacle che non risparmia nemmeno le democrazie occidentali, compresa la nostra, dove la professione giornalistica è sempre più schiacciata tra le ingerenze politiche e una crisi economica senza precedenti.

L’Italia perde colpi e torna a fare i conti con mafia e "leggi bavaglio"

Il "World Press Freedom Index 2026", realizzato dall’ong con sede a Parigi, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: l’Italia è sprofondata dal 49° al 56° posto su 180 Paesi, finendo virtualmente superata da realtà come Costa d’Avorio e Ghana. A causare questo tracollo, spiega Rsf, è un cocktail esplosivo che mescola vecchie piaghe e nuove minacce. Da un lato, troviamo il peso atavico delle organizzazioni mafiose, soprattutto nel Mezzogiorno, che costringe ormai una ventina di cronisti a vivere sotto scorta permanente. Dall’altro, cresce la preoccupazione per il cosiddetto “clima legislativo”. I giornalisti italiani, a causa della "legge bavaglio" approvata dalla maggioranza (relativa alle ordinanze cautelari), si trovano ad affrontare seri ostacoli quando indagano in ambito giudiziario, senza dimenticare il ricorso sempre più frequente a querele temerarie (le cosiddette Slapp) che mirano più a intimorire che a ottenere giustizia.

Il servizio pubblico sotto accusa e la dittatura della precarietà

A rendere il quadro ancora più fosco, sul fronte interno, è la condizione del servizio pubblico radiotelevisivo. Nel rapporto si legge che la Rai, principale emittente del Paese, subisce “crescenti interferenze dirette” concepite per trasformarla in un megafono del governo. Questa pressione costante, che snatura la funzione di servizio pubblico, si somma a una emergenza strutturale che riguarda tutti i media: la crisi economica e il precariato dilagante. Secondo il "Digital News Report 2025" del ‘Reuters Institute’, la fiducia degli italiani nelle notizie raggiunge a malapena il 36%. A essere colpita più duramente è spesso l’informazione locale, dove i giornalisti, pagati a cottimo e senza tutele, rischiano l’autocensura pur di non perdere il posto o finire in tribunale.

Giornalisti sotto scorta e attacchi alla cronaca giudiziaria

Il lavoro di chi racconta i fatti di cronaca, specialmente quelli neri o legati alla criminalità, è diventato un percorso a ostacoli costellato di pericoli fisici e legali. Il rapporto di Rsf sottolinea come il tentativo della politica di mettere un freno alla libera informazione in materia giudiziaria abbia aggravato la situazione di chi segue le udienze e le indagini. Le pressioni, sommate alla consapevolezza che una denuncia per diffamazione è sempre dietro l’angolo, spingono molti professionisti a un silenzio prudente, minando alla base il diritto del cittadino a sapere. I dati diffusi da ‘Ossigeno per l’Informazione’ parlano chiaro, contando centinaia di giornalisti minacciati solo nell’ultimo anno, un segnale che nessuna democrazia consolidata, se è tale, dovrebbe mai tollerare.

L’effetto domino delle democrazie: anche gli Usa arretrano

Questo declino, per certi versi, rappresenta una deriva globale che coinvolge anche i Paesi storicamente considerati fari della libertà di parola. Gli Stati Uniti, dove Donald Trump è tornato alla Casa Bianca ormai da più di un anno, hanno perso sette posizioni scivolando al 64° posto. L’amministrazione Trump, secondo il report, ha reso sistematici gli attacchi alla stampa, ridimensionando emittenti pubbliche come Voice of America e utilizzando le agenzie governative come strumenti di punizione verso i media critici. Se da un lato l’Europa cerca di arginare la marea con leggi come lo European Media Freedom Act (in vigore dall’agosto 2025), dall’altro la fotografia scattata da Rsf mostra che oltre la metà della popolazione mondiale vive oggi in Paesi dove l’informazione è in una situazione “difficile” o “molto grave”.

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