Difesa europea, Nato e Ue accelerano sul riarmo e sulla produzione
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Redazione Esteri
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La difesa europea cambia linea con la Nato e l’Unione Europea che puntano su più armamenti, maggiore cooperazione industriale e una produzione accelerata. Alla vigilia del vertice della Nato ad Ankara, il segretario generale della Nato Mark Rutte e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen hanno indicato sull’Economist la fine dell’epoca in cui l’Europa affidava all’esterno gran parte della propria sicurezza. La nuova impostazione mette al centro il rafforzamento dell’industria della difesa e una maggiore capacità produttiva, con l’obiettivo di sostenere accordi e acquisti per centinaia di miliardi.
La nuova strategia per la difesa europea
Nel documento pubblicato prima del summit della Nato ad Ankara, Rutte e von der Leyen spiegano che gli alleati europei stanno rivedendo il rapporto tra sicurezza e produzione industriale. Secondo la linea indicata, la difesa non può più dipendere principalmente da fornitori esterni, ma deve essere sostenuta da una base industriale più forte e coordinata. Il messaggio arriva in una fase in cui Nato e Ue puntano a una maggiore cooperazione e a un’accelerazione nella realizzazione degli strumenti necessari alla sicurezza europea.
La questione della difesa comune europea accompagna da tempo il percorso dell’integrazione continentale. Dopo gli Accordi di Maastricht, che hanno sancito la nascita dell’unione economica e monetaria, molti leader erano stati chiamati a spiegare quando sarebbe nata una difesa comune accanto alla moneta unica. La risposta era stata che la politica estera e di difesa dell’Unione sarebbe potuta emergere progressivamente dalla costruzione economica e monetaria, ma il tema è rimasto centrale nel dibattito europeo.
Industria della difesa e nuovi accordi al centro del vertice
La linea rilanciata da Nato e Ue guarda anche alla dimensione economica del settore, con la prospettiva di nuovi accordi e acquisti su larga scala. Il forum dell’industria della difesa viene aperto da Erdogan prima del summit, mentre l’obiettivo indicato è quello di favorire centinaia di miliardi in intese e forniture. La produzione di armamenti e la collaborazione tra industrie diventano quindi elementi collegati alla capacità di risposta dei Paesi europei.
Rutte e von der Leyen sottolineano inoltre che gli alleati europei della Nato stanno imparando nuovamente che, per prevenire la guerra, è necessario essere preparati. La posizione espressa nell’articolo pubblicato sull’Economist collega la necessità di una maggiore preparazione militare alla costruzione di una filiera industriale capace di sostenere la difesa nel tempo, attraverso investimenti e produzione più rapida.
Il contesto europeo tra sicurezza e mercati
Il tema della difesa europea si inserisce in un quadro caratterizzato da tensioni geopolitiche e da interrogativi su inflazione, crescita e direzione della politica monetaria. Dall’inizio dell’anno gli asset rischiosi hanno mantenuto un andamento rialzista nonostante diversi fattori di incertezza, sostenuti anche da risultati societari generalmente solidi. In questo scenario, il settore della difesa viene osservato anche per il ruolo che può assumere nei programmi industriali europei.
La nuova impostazione indicata da Nato e Ue punta quindi a ridurre la dipendenza esterna e a rafforzare la capacità produttiva interna. Il confronto sulla difesa comune europea, rimasto aperto dai tempi dell’integrazione economica, torna così al centro delle decisioni politiche e industriali con il riarmo, la cooperazione e gli investimenti come elementi principali della nuova fase.




