Zelensky avverte: «Mosca si prepara a un altro anno di guerra. Serve la risposta degli Usa»
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Redazione Esteri
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Nel suo abituale messaggio serale, registrato davanti alla residenza presidenziale di Bankova, Volodymyr Zelensky ha lanciato un monito carico di preoccupazione, rivolgendosi, non a caso, tanto ai cittadini ucraini quanto ai partner internazionali. «Oggi abbiamo ricevuto da Mosca ulteriori segnali, inequivocabili, che indicano come il prossimo anno sarà un altro anno di guerra», ha dichiarato il presidente, il cui tono, fermo, tradisce la consapevolezza di una fase critica. Affermazioni, le sue, che giungono alla vigilia di un Consiglio europeo a Bruxelles di capitale importanza, dove si decideranno anche le sorti del sostegno finanziario a Kiev, un tema sul quale, come noto, permangono divergenze tra gli Stati membri.
Un appello diretto oltreoceano
Zelensky, nel suo discorso, ha scelto di puntare i riflettori, in modo particolare, sulla risposta che dovrà giungere dagli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump, alla guida dell’amministrazione, mantiene una linea di cauta distanza dal conflitto. «Questi segnali non sono solo per noi», ha proseguito il leader ucraino, «è vitale che i partner li vedano e, soprattutto, che reagiscano. Mi riferisco, in particolare, ai partner negli Stati Uniti d'America, i quali spesso sostengono che la Russia sembri voler porre fine alle ostilità». Una precisazione, questa, che suona come un implicito invito a Washington a riconsiderare le proprie valutazioni strategiche, alla luce delle intenzioni espresse pubblicamente da Mosca, le quali, secondo l’interpretazione di Kiev, smentirebbero ogni velleità negoziale.
Lo scenario militare e il nodo degli aiuti europei
Il contesto in cui si inserisce l’allarme di Zelensky rimane quello di una guerra di posizione, logorante, segnata da continui bombardamenti sulle città e da offensive localizzate lungo un fronte esteso. Poche ore prima del suo messaggio, la capitale era stata oggetto di un attacco con droni, episodio che, seppur rientri ormai nella crudele normalità del conflitto, funge da cupo sottofondo alle parole del presidente. Intanto, a Bruxelles, il Parlamento europeo ha compiuto un passo significativo, approvando in via definitiva, con una larga maggioranza, una parte del piano ReArm EU. La nuova legislazione, già concordata con il Consiglio, modificherà i criteri di finanziamento di programmi esistenti come Horizon Europe e il Fondo europeo per la difesa, destinando maggiori risorse comunitarie agli investimenti nel settore della difesa, una mossa che, sebbene non immediatamente risolutiva, indica una presa di coscienza della necessità di un’industria bellica continentale più autonoma e reattiva.
Le dichiarazioni russe e la posta in gioco
Le “segnalazioni” da Mosca cui allude Zelensky paiono riferirsi alle recenti e perentorie dichiarazioni delle autorità russe, le quali hanno categoricamente escluso qualsiasi ritiro dai territori del Donbas, che considerano ormai parte integrante della Federazione, e hanno ribadito la ferrea opposizione a qualsiasi futuro ingresso di soldati della Nato in Ucraina. Posizioni, queste, che cristallizzano la distanza abissale tra le due parti e rendono evanescente ogni prospettiva di dialogo nel breve periodo. La partita, dunque, si gioca e si giocherà sui campi di battaglia, ma, in misura altrettanto decisiva, nelle cancellerie occidentali, chiamate a tradurre in aiuti concreti, tempestivi e di lungo periodo, le dichiarazioni di sostegno, mentre il Cremlino, da parte sua, sembra prepararsi a protrarre le operazioni militari ancora a lungo.




