Euro digitale, il contante resta ma la BCE prepara l'alternativa pubblica: test nel 2027, emissione nel 2029
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Redazione Economia
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Pagare il caffè con lo smartphone o mandare dieci euro a un amico sono gesti che facciamo senza pensarci, eppure passano quasi sempre per aziende e circuiti con sede fuori dall'Europa. È da questa dipendenza che nasce l'Euro digitale, il progetto della Banca centrale europea per una forma pubblica di moneta digitale, valida in tutti i paesi della moneta unica. Il percorso ha lasciato alle spalle gli anni di studio e si prepara alle prime prove con utenti e negozi, mentre le istituzioni europee lavorano ancora alle regole.
Il nodo delle commissioni per gli esercenti
Il successo dell'euro digitale dipenderà anche dalla capacità di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze degli esercenti sui costi delle commissioni e quelle degli operatori di una remunerazione adeguata. È l'opinione della vice direttrice generale della Banca d'Italia, Chiara Scotti, intervenuta alla Rome Future Week. L'istituto centrale, ha spiegato Scotti, sta contribuendo «alla definizione di un tetto alle commissioni che sia economicamente sostenibile e concretamente applicabile».
La questione è particolarmente rilevante in Italia, dove quasi il 95 per cento delle imprese ha meno di dieci addetti, e le imprese più piccole hanno generalmente una capacità negoziale inferiore rispetto ai grandi operatori nel rapporto con i fornitori di servizi di pagamento. Un limite alle commissioni può offrire una tutela importante, ma la sua efficacia dipende da come viene costruito: meccanismi complessi o influenzabili dalle condizioni contrattuali dei singoli operatori possono diventare un ostacolo alla diffusione dell'euro digitale.
Il modello dovrà garantire anche una remunerazione adeguata a banche e intermediari che distribuiranno lo strumento, integrando i propri sistemi e fornendo servizi agli utenti. L'Eurosistema contribuirà assumendosi direttamente una parte rilevante dei costi dell'infrastruttura, senza applicare commissioni di schema e regolamento agli intermediari.
Un'infrastruttura pubblica per la sovranità europea
Oggi circa i due terzi delle transazioni con carte nell'area euro dipendono da operatori e infrastrutture non europee. Non è una ragione per rinunciare all'apertura dei mercati o ai benefici portati dagli operatori internazionali ai consumatori europei, ha chiarito Scotti, ma è evidente che un'area economica con oltre 356 milioni di persone debba poter contare su un'infrastruttura pubblica, europea, sicura e resiliente per i pagamenti digitali, che si affianchi alle soluzioni private offrendo maggiore scelta.
La dipendenza dai circuiti esteri tocca un limite pericoloso e impone una reazione strutturale. Nel frattempo le abitudini dei consumatori cambiano rapidamente: solo pochi anni fa quasi il 60 per cento dei pagamenti effettuati in Italia nei punti vendita avveniva in contanti, mentre oggi questa quota è scesa al 49 per cento. Mentre il modo in cui paghiamo diventa digitale, il contante rimane l'unica forma di moneta della banca centrale direttamente accessibile a tutti i cittadini, e Scotti ha tenuto a sottolineare che «il contante è qui per rimanere».
L'euro digitale nasce proprio per affiancare la banconota cartacea e fare in modo che, anche in un'economia nella quale una parte crescente delle transazioni avviene in forma digitale, i cittadini europei continuino ad avere la possibilità di utilizzare direttamente la moneta pubblica.
Il calendario: pilota nel 2027, emissione nel 2029
Il progetto pilota partirà nella seconda metà del 2027 e durerà 12 mesi. La sperimentazione servirà a verificare il funzionamento della piattaforma e la sua interazione con i sistemi degli intermediari in condizioni controllate, ma di vita reale. Saranno testati quattro casi d'uso: i trasferimenti tra persone con e senza connessione internet, gli acquisti al punto vendita e lo shopping online. Il pilota coinvolgerà 36 prestatori di servizi di pagamento autorizzati nell'area dell'euro, insieme a un numero limitato di punti vendita fisici e piattaforme di e-commerce.
Sarà un test tecnico, ma anche economico e comportamentale: un sistema di pagamento può essere tecnicamente ben costruito, ma non per questo essere utilizzato. La vera prova sarà capire come l'euro digitale funzioni quando entra nella vita quotidiana, se l'esperienza è semplice per chi paga, se l'accettazione è agevole per gli esercenti e se l'integrazione è sostenibile per gli intermediari. Per il lancio operativo bisogna considerare lo sviluppo tecnico, i test su larga scala e il coinvolgimento di banche, prestatori di servizi di pagamento e commercianti.
Una volta approvato il regolamento, serviranno dai due ai tre anni per completare il processo. Se la legge sarà approvata entro la fine del 2026, si potrebbero realisticamente prevedere test nel 2027 e diffusione operativa nel 2029, con il 2028 come anno di intensificazione dei test.
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