Lavoro Veneto, a luglio bilancio occupazionale positivo ma calano le assunzioni: -3% nell’industria

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del lavoro veneto, nonostante un bilancio occupazionale che si mantiene in terreno positivo, ha iniziato a mostrare i primi, evidenti segnali di frenata. Il mese di luglio, tradizionalmente un periodo caldo per le assunzioni stagionali e per le riconferme nei comparti produttivi, ha fatto registrare un decremento significativo delle nuove entrate, con una flessione che tocca il 3% su base annua, un dato che acquista particolare rilevanza se letto in controluce con le performance degli anni precedenti, caratterizzati da una crescita costante e spesso a doppia cifra.

La fotografia, scattata con precisione dal report "La Bussola" di Veneto Lavoro, dipinge un quadro regionale a due velocità, dove la tenuta complessiva del sistema fatica a nascondere le crepe che si aprono nei distretti industriali e nei grandi poli manifatturieri, tradizionale motore dell'economia del Triveneto.

Il rallentamento, peraltro, non è un fenomeno omogeneo ma si manifesta con intensità diversa a seconda delle province, delineando una geografia della crisi che interessa in modo particolare il comparto industriale, quello che per decenni ha garantito la piena occupazione e la crescita del reddito locale.

I dati di luglio: il segno meno di Padova e il crollo delle assunzioni

L'analisi provinciale restituisce un quadro piuttosto variegato, sebbene accomunato da un denominatore comune rappresentato dalla difficoltà a replicare i numeri dell'anno precedente. La provincia di Padova, in particolare, emerge come il territorio che ha pagato il prezzo più alto in termini di contrazione occupazionale, con un saldo che nel solo mese di luglio ha fatto registrare un pesante segno meno, tradottosi in 620 posizioni di lavoro perdute rispetto allo stesso periodo del 2025.

Un dato, questo, che assume contorni ancora più preoccupanti se si considera che il numero complessivo dei nuovi assunti è sceso a 3.547 unità, contro le 4.167 dell'anno scorso, un gap che difficilmente potrà essere colmato nei mesi successivi e che segnala una inversione di tendenza destinata a pesare sulle statistiche future.

A fronte di questo scenario, la regione nel suo complesso riesce comunque a mantenere un segno positivo nel bilancio tra assunzioni e cessazioni, ma si tratta di un risultato ottenuto a fatica, con un margine sempre più ridotto e che non basta a nascondere la preoccupazione per i dati strutturali, come quello relativo al mismatch tra domanda e offerta di lavoro.

Verona e la crisi dei tecnici: 44 assunzioni su 100 a rischio per la mancanza di profili

Se il dato padovano colpisce per l'entità del calo, la situazione nella provincia di Verona si caratterizza invece per una contraddizione di fondo, che rappresenta forse il vero nodo strutturale del mercato del lavoro veneto. Da un lato, gli imprenditori scaligeri hanno programmato per il terzo trimestre dell'anno circa 31.310 assunzioni, un numero comunque ragguardevole sebbene inferiore di 2.230 unità rispetto allo stesso arco temporale del 2025; dall'altro, la difficoltà a reperire i profili desiderati si fa sentire in maniera sempre più acuta, tanto che in circa 44 ricerche su 100 le aziende hanno dichiarato di prevedere ostacoli significativi nella copertura dei posti vacanti.

Il problema, dunque, non è solo quantitativo ma qualitativo, e riguarda in modo particolare la carenza di tecnici specializzati e ingegneri, figure professionali che le imprese manifatturiere e dei servizi avanzati faticano a trovare sul mercato, nonostante la presenza di università e istituti tecnici sul territorio.

Questo mismatch, che gli esperti definiscono come uno degli ostacoli principali alla crescita, continua a pesare sulle prospettive di sviluppo, vanificando in parte gli sforzi delle aziende che, pur avendo minori necessità di personale rispetto all'anno scorso, si trovano comunque a dover fronteggiare una carenza di competenze che rischia di diventare cronica.

Il report "La Bussola" e le prospettive del mercato del lavoro dipendente privato

Lo studio condotto da Veneto Lavoro, che ha analizzato in dettaglio l'andamento del lavoro dipendente privato nel mese di luglio, mette in luce come la flessione delle assunzioni sia da attribuire principalmente al rallentamento del comparto industriale, che rappresenta il vero traino dell'economia regionale e che ora mostra segni di affaticamento dovuti probabilmente a fattori congiunturali legati all'andamento dei mercati internazionali e alle incertezze sul costo delle materie prime.

Nonostante il calo complessivo del 3% nelle assunzioni, il bilancio occupazionale della regione resta comunque positivo, a testimonianza di una capacità di tenuta che, sebbene messa a dura prova, non è ancora venuta meno del tutto; tuttavia, i numeri di luglio rappresentano un campanello d'allarme che impone una riflessione sulle politiche attive del lavoro e sulla necessità di investire maggiormente nella formazione professionale per colmare il divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle effettivamente presenti sul mercato.

La sfida, per il Veneto, è quella di trasformare un rallentamento fisiologico in un'opportunità per ripensare il proprio modello di sviluppo, puntando su settori ad alto valore aggiunto e su una maggiore integrazione tra mondo della scuola e sistema produttivo. Il dato di Padova e la difficoltà di Verona nel trovare tecnici specializzati sono solo due facce della stessa medaglia, e indicano che il problema non è contingente ma strutturale, richiedendo interventi di lungo periodo che vadano oltre le semplici misure tampone.

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