'Ndrangheta, il fallito colpo in banca dei Gaglianesi e il badge del dipendente infedele

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La casa del popolo, un edificio in legno situato nel quartiere Mater Domini di Catanzaro, a pochi passi dallo spiazzo che ospita il mercato rionale ogni mercoledì, è stata per anni il quartier generale del clan dei Gaglianesi. Qui, soprattutto nelle ore serali, si riunivano capi e gregari, in un viavai di incontri serrati e affollati, come hanno documentato gli investigatori a partire dall’ottobre 2014, quando piazzarono una telecamera per monitorare le attività del gruppo. Quelle immagini, insieme a una mole di intercettazioni e osservazioni, sono diventate parte integrante dell’inchiesta “Clean Money”, che oggi ha portato all’arresto di 22 persone accusate di associazione mafiosa.

Tra i reati contestati, spicca il tentativo di colpo in banca, fallito, organizzato con la complicità di un dipendente infedele che avrebbe ceduto il proprio badge per facilitare l’accesso agli istituti di credito. Un piano che, se fosse andato a buon fine, avrebbe rappresentato un’ulteriore dimostrazione della pervasività criminale del clan sul territorio di Catanzaro. Gli inquirenti, infatti, hanno ricostruito una vera e propria attività “ragionieristica” portata avanti dagli affiliati, finalizzata a identificare imprese da sottoporre a richieste estorsive. Come ha scritto il gip Gilda Danila Romano nell’ordinanza cautelare, il gruppo aveva elaborato una lista di obiettivi, segno di un’organizzazione metodica e ben strutturata.

La storia criminale dei Gaglianesi affonda le radici negli anni ’80 e ’90, quando il clan, grazie alla compiacenza di alcuni imprenditori e all’omertà del contesto civile, ha consolidato il proprio controllo sul territorio. Nonostante le numerose operazioni delle forze dell’ordine, il gruppo ha dimostrato una notevole capacità di rigenerarsi, mantenendo saldi legami con le principali consorterie di ’ndrangheta del Crotonese. Negli anni, gli equilibri interni sono mutati, ma i Gaglianesi hanno continuato a esercitare un’egemonia pressoché indiscussa su Catanzaro, dividendo il territorio in quartieri distinti e gestendo gli interessi economici con un sistema di “rispetto” reciproco tra le varie consorterie.

L’operazione Clean Money ha permesso di far luce anche sulle gerarchie interne del clan, evidenziando come, nonostante i cambiamenti, sia rimasta intatta la fedeltà al vecchio boss Girolamo Costanzo. Un legame che, insieme alla capacità di adattamento, ha consentito ai Gaglianesi di mantenere il controllo su un territorio non esteso ma strategicamente rilevante, caratterizzato da una fitta rete di relazioni criminali e di sopraffazione economica.

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