"Senza democrazia la pace non ha senso": la crisi turca e l'arresto di Imamoglu scuotono l'Europa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Tuncer Bakirhan, co-presidente del Partito dell’uguaglianza e della democrazia dei popoli (Dem), ha ribadito con fermezza che un negoziato con i curdi non può coesistere con la repressione delle forze democratiche in Turchia. Le sue parole, pronunciate durante la 19esima conferenza della Commissione civica dell’Unione europea per la Turchia, arrivano in un momento di tensione crescente, segnato dall’arresto di Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e principale oppositore del presidente Recep Tayyip Erdoğan.
La situazione, al centro del prossimo focus di EstOvest – la rubrica della Tgr in onda domenica 30 marzo su Rai 3 – riflette un clima sempre più autoritario, dove le proteste vengono sistematicamente represse con violenza. L’arresto di İmamoğlu, preceduto dalla revoca del suo titolo di studio per renderlo ineleggibile, rappresenta un punto di non ritorno. Erdoğan, che aveva già svuotato le istituzioni di ogni contrappeso, sembra aver sottovalutato la reazione popolare, credendo di poter controllare il malcontento con la forza.
Eppure, la mobilitazione in corso dimostra che la Turchia non è disposta a rinunciare agli ultimi frammenti di democrazia senza combattere. La strategia del presidente, che punta a eliminare ogni opposizione legittima, rischia di rivelarsi un boomerang. La storia, del resto, insegna che i popoli – quando superano la rassegnazione – possono trasformarsi da turba inconsapevole a demos consapevole, capace di opporsi anche ai regimi più consolidati.




