La notte degli eroi dimenticati: la Juve rimonta, poi crolla e Chiellini difende Spalletti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’urlo che si è spento in gola ai quarantamila dell’Allianz Stadium racconta meglio di qualsiasi cronaca la serata folle della Juventus, una di quelle notti europee in cui la gloria e la beffa si sfiorano per centoventi minuti, fino a confondersi in un abbraccio amaro. I bianconeri, chiamati a una rimonta proibitiva dopo il 5-2 subito all’andata a Istanbul, ci sono riusciti nell’impresa di riportare la sfida in parità, annullando il passivo con i gol di Locatelli, Gatti e McKennie, eppure alla fine hanno dovuto alzare bandiera bianca. È accaduto nei supplementari, quando la lucidità è venuta meno e il Galatasaray, che per lunghi tratti aveva barcollato sotto i colpi dei padroni di casa, ha piazzato la stoccata decisiva con Osimhen prima e con Baris Alper poi, sigillando un 3-2 sul campo che, complice il 7-5 complessivo, significa eliminazione e qualificazione turca agli ottavi -1-7.

A fare da contraltare alla prestazione generosa della squadra, che pure aveva trovato il modo di segnare tre reti nonostante l’inferiorità numerica, ci sono gli episodi arbitrali che hanno inevitabilmente acceso il dibattito post-partita. Federico Gatti, tra i più combattivi e autore di una delle reti della speranza, non ha usato mezzi termini per commentare l’espulsione di Lloyd Kelly, un provvedimento che ha lasciato l’amaro in bocca allo spogliatoio. Il difensore ha parlato di una sanzione assurda, sottolineando come oggi i difensori vengano penalizzati oltre misura in certe situazioni di gioco, e in molti, tra i tifosi e gli addetti ai lavori, condividono questa perplessità -5-10. Manuel Locatelli, dal canto suo, ha affidato a poche parole, ma cariche di significato, la frustrazione per un epilogo beffardo: “Mi viene solo da piangere”, ha confessato, sintetizzando lo stato d’animo di chi aveva sfiorato il miracolo sportivo.

Il muro di Chiellini e l’orgoglio di una squadra ferita

In un contesto di delusione palpabile, è toccato a Giorgio Chiellini, oggi dirigente, presentarsi davanti ai microfoni per fare da scudo all’ambiente e, in particolare, al tecnico Luciano Spalletti. La scelta dell’ex capitano di parlare a nome della società non è passata inosservata, specialmente considerando il silenzio stampa serbato dal mister, visibilmente provato e forse consapevole che qualsiasi parola, in quel momento, sarebbe stata superflua. Chiellini ha voluto blindare l’operato del suo allenatore con una dichiarazione netta, affermando senza esitazione che non ci sono dubbi sul suo futuro e che, da quando Spalletti siede sulla panchina bianconera, gli errori commessi dalla squadra si contano sulle dita di una mano -4-8. Un’investitura chiara, arrivata nel mezzo della notte più amara, quasi a voler separare il giudizio sul lavoro complessivo da una singola, dolorosissima eliminazione.

Il dirigente ha poi analizzato la partita con lo sguardo di chi in campo ci ha passato una vita, riconoscendo lo sforzo profuso dai ragazzi e la delusione per un epilogo che definire crudele sarebbe riduttivo. Ha parlato di equilibri riusciti, della scintilla che sembrava poter accendere la rimonta, ma anche di un rammarico di fondo per ciò che si era creato e che, alla fine, è stato spazzato via dalle due reti nei tempi supplementari. La sensazione, netta, è che la Juventus abbia disputato una partita di orgoglio e cuore, gettando sul rettangolo verde energie fisiche e mentali forse superiori alle proprie possibilità, salvo poi scoprire che nel calcio moderno, e in Europa in particolare, anche la generosità a volte non basta se non è sorretta dalla freddezza nei momenti decisivi -5-8.

L’amaro epilogo di una rimonta da leggenda

La cronaca della gara racconta di una Juventus arrembante sin dai primi minuti, determinata a ribaltare quel 5-2 che pesava come un macigno. Il rigore trasformato da Locatelli prima dell’intervallo aveva riaperto gli spiragli, ma è nella ripresa che la partita ha subito una svolta paradossale. L’espulsione di Kelly, infatti, invece di spegnere le speranze bianconere, le ha paradossalmente alimentate, come se la squadra di Spalletti, liberata dall’obbligo di gestire il punteggio, si fosse gettata in avanti con una furia devastante. I gol di Gatti e McKennie, arrivati rispettivamente al settantesimo e all’ottantaduesimo, hanno scatenato l’entusiasmo dello Stadium, trasformando l’incredulità in una certezza: la qualificazione era lì, a un passo -1-7.

Poi, però, è arrivata la doccia gelata dei supplementari. Quando la stanchezza ha cominciato a farsi sentire e le gambe non hanno più retto ai ritmi pazzeschi imposti nei novanta minuti regolamentari, il Galatasaray ha trovato gli spazi che per un’ora e mezza erano stati negati. Prima Osimhen ha approfittato di una mischia in area per riportare avanti i suoi, poi Baris Alper, in contropiede, ha messo il sigillo su una qualificazione che, per come si era messa, sembrava ormai compromessa. La Juventus ha salutato così la Champions League, tra gli applausi convinti di un pubblico che ha riconosciuto lo sforzo, ma anche con la consapevolezza che, in Europa, certi passivi non si possono permettere -5-6. La testa, ora, deve andare al campionato e alla rincorsa per un posto nella prossima edizione della competizione, un obiettivo diventato improvvisamente più complicato ma non meno cruciale.

Description: La Juventus vince 3-2 ma viene eliminata dal Galatasaray ai supplementari. Chiellini difende Spalletti dopo la beffa europea all'Allianz Stadium.

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