Il silenzio di Spalletti dopo Juve-Galatasaray, e la "stupida sfortuna" che perseguita i bianconeri

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte europea della Juventus si è consumata tra il boato di una rimonta sfiorata e il gelo di un silenzio, quello di Luciano Spalletti, che allo stadio e davanti ai microfoni ha parlato più di qualsiasi dichiarazione. L’allenatore, al termine della sfida di ritorno dei playoff di Champions League persa ai supplementari contro il Galatasaray nonostante un rocambolesco 3-2, ha scelto di non presentarsi in mixed zone, lasciando che fosse il dirigente Giorgio Chiellini a farsi carico del peso di una eliminazione maturata nel modo più crudele. Una decisione, quella del tecnico, che non è parsa una fuga ma piuttosto la conseguenza di una rabbia trattenuta a stento in panchina per tutti i novanta minuti più la mezz’ora aggiuntiva, quando ha visto i suoi, ridotti in dieci per un’espulsione discussa, infilare tre reti ai turchi per poi venire beffati proprio nel momento di maggiore sforzo atletico.

L’episodio che cambia tutto, la furia in panchina e la scelta di non parlare

Nel corso della partita, Spalletti si era fatto sentire eccome, con i suoi giocatori e con la terna arbitrale, contestando i continui tentativi degli avversari di spezzare il ritmo e, sul finire del primo tempo, arrivando a dire chiaro e tondo “ce ne andiamo” al quarto ufficiale mentre veniva garantito un recupero cospicuo per le perdite di tempo. Quel nervosismo, amplificato dall’espulsione diretta inflitta a Kelly al termine di un consulto al Var per un intervento ritenuto falloso su Baris Yilmaz, ha trovato sfogo solo nel confronto con i fatti di campo. Giorgio Chiellini, nel presentarsi al suo posto, ha spiegato la scelta con la necessità che fosse la società a prendersi le proprie responsabilità di fronte a un risultato pesante, pur sottolineando l’orgoglio per la prestazione e il rammarico per l’andamento della gara. “Siamo provati e delusi”, ha dichiarato l’ex difensore, “ma anche orgogliosi per quanto mostrato, per quel feeling e quell’ambiente che si era creato”.

La gara allo Stadium aveva visto i bianconeri ribaltare il 5-2 subito all’andata con un approccio perfetto, trovando il vantaggio con un rigore di Manuel Locatelli, per poi subire l’espulsione dell’inglese Kelly in avvio di ripresa, un rosso che ai più è sembrato eccessivo e che ha costretto la squadra a un’impresa titanica. Nonostante l’inferiorità numerica, i gol di Federico Gatti e Weston McKennie hanno riscritto il copione, portando la partita ai supplementari e facendo sembrare la qualificazione a portata di mano. Ma l’entusiasmo si è spento quando, approfittando della stanchezza degli undici di Spalletti, Victor Osimhen ha infilato Perin, spegnendo i sogni bianconeri prima del definitivo sigillo di Yilmaz. Una beffa che si aggiunge a una stagione costellata da episodi sfortunati, come ha ricordato amaramente lo stesso Chiellini parlando di “ciliegina” sulla torta di un campionato di espulsioni e infortuni, e come ha sottolineato il Titolo di un pezzo musicale di Fulminacci a Sanremo, “Stupida sfortuna”, quasi a voler trovare una chiave di lettura mistica per un’annata così tribolata.

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