Addio a Celso Valli, il genio discreto che plasmò il suono del pop italiano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Celso Valli, che con le sue composizioni e arrangiamenti ha scritto pagine indelebili della musica italiana, è morto domenica scorsa a 75 anni. A dare la notizia, prima di tutti, è stato Eros Ramazzotti con un post su Instagram: "Celso, mi mancherai maestro", seguito da un fiume di omaggi da parte di artisti che con lui hanno condiviso studio e palcoscenico. Vasco Rossi lo ha ricordato come "un genio", capace di "curare ogni mia ballata", mentre Noemi lo ha definito "un riferimento assoluto".
Nato a Bologna il 14 maggio 1950, Valli aveva iniziato la carriera come tastierista in una jazz band, prima di emergere come uno dei produttori più influenti del panorama nazionale. In un’epoca in cui figure come Quincy Jones o Giorgio Moroder dettavano legge oltreoceano, lui – senza clamori – ha modellato il sound di intere generazioni di cantanti, pur restando spesso dietro le quinte. "Era un incanto", ha scritto Ornella Vanoni, che con lui ha condiviso momenti di rara complicità artistica. Paolo Fresu, trombettista e amico di lunga data, ha ricordato quel gesto tenero di Ornella che "gli sfiorava i capelli", perché "Celso aveva bisogno di essere carezzato".
A marzo, Fresu gli aveva dedicato un doppio concerto al Teatro Comunale di Bologna, "The man I love", rileggendo classici da Gershwin a "My Funny Valentine" con interpreti del calibro di Malika Ayane e Simona Molinari. Un tributo che oggi assume un significato ancora più profondo.




