Missione americana a Mosca e Kiev, Putin annuncia una tregua di tre giorni ma i raid non si fermano
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Redazione Esteri
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La guerra in Ucraina non si ferma, e nemmeno la diplomazia. Mentre gli inviati del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, si preparavano a toccare il suolo russo e ucraino per una missione di pace, i raid su Kiev e sulla regione di Dnipro hanno continuato a mietere vittime, segnando l'ennesima, contraddittoria giornata di un conflitto ormai prossimo al suo quinto anno.
Da una parte, il Cremlino annunciava una tregua di tre giorni per favorire i colloqui; dall'altra, gli attacchi notturni colpivano gli aeroporti della capitale ucraina e un drone si abbatteva sul quartier generale dei servizi segreti, in quella che Kiev ha letto come una chiara volontà di sabotare il negoziato prima ancora che iniziasse.
La missione di Witkoff e Kushner e la "proposta per porre fine alla guerra"
Steve Witkoff e Jared Kushner, rispettivamente inviato speciale degli Stati Uniti e genero di Trump, sono atterrati a Mosca nel corso della mattinata di sabato 5 settembre, accolti all'aeroporto Vnukovo dall'inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev. La loro presenza nella capitale russa segna il primo, concreto tentativo dell'amministrazione Trump di riaprire un canale di dialogo politico dopo la missione del direttore della Cia, John Ratcliffe, che aveva già visitato Mosca una decina di giorni prima per incontrare i vertici dell'intelligence russa.
Secondo quanto dichiarato da Trump, i due negoziatori portano con sé una "proposta per porre fine alla guerra". Il presidente americano, parlando ai giornalisti, ha sottolineato le buone possibilità di successo, pur riconoscendo che "in questa guerra c'è un problema di personalità, c'è odio vero tra Putin e Zelensky".
Dopo l'incontro con la leadership russa, la delegazione statunitense è attesa a Kiev domenica 6 settembre, per la prima visita nella capitale ucraina dall'inizio del secondo mandato di Trump; un viaggio che avverrebbe in un momento di altissima tensione, con lo spazio aereo ucraino chiuso da anni e gli aeroporti di Kiev presi di mira da attacchi russi proprio nella notte precedente.
La tregua annunciata da Putin e il messaggio del Cremlino
Proprio in coincidenza con l'arrivo degli inviati americani a Mosca, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha annunciato che il presidente Vladimir Putin ha ordinato alle forze armate russe di sospendere gli attacchi contro Kiev per tre giorni, a partire dalla mezzanotte di sabato. Una pausa, ha spiegato Peskov, finalizzata a favorire lo svolgimento dei contatti diplomatici americani a Kiev. Non si tratta, però, di un cessate il fuoco generale.
La tregua riguarda esclusivamente la capitale ucraina e non le altre regioni del Paese; lo stesso portavoce del Cremlino aveva dichiarato il giorno prima che non c'erano "condizioni concrete" per porre fine alla guerra, e in mattinata un attacco russo ha colpito la città di Kamianske, nella regione di Dnipropetrovsk, causando la morte di quattro persone.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel suo intervento serale, aveva proposto una tregua reciproca per l'intera durata della visita americana, affermando che da parte ucraina non ci sarebbero stati attacchi aerei e invitando Mosca a fare altrettanto. Una proposta che, almeno per ora, sembra essere stata accolta solo in parte dal Cremlino, che aveva in precedenza escluso qualsiasi accordo diretto su misure di sicurezza durante la missione.
L'attacco al quartier generale dell'Sbu e la rappresaglia annunciata
Il contesto in cui si inserisce la missione diplomatica rimane estremamente teso. In un attacco senza precedenti dall'inizio dell'invasione su larga scala, un drone russo ha colpito il quartier generale del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) nel centro di Kiev, danneggiando anche la vicina Cattedrale di Santa Sofia, patrimonio dell'Unesco. Secondo quanto riferito da Zelensky, il raid era mirato all'ufficio del capo ad interim dell'Sbu, Oleksandr Poklad, che sarebbe però rimasto illeso.
L'attacco, definito dal presidente ucraino come una volontà di ostacolare la visita degli inviati americani, ha spinto Kiev a promettere una risposta proporzionata. "Ho incaricato Poklad di dare ai russi una risposta adeguata e concreta, ove possibile, di pari entità a questo attacco. I luoghi da colpire sono stati definiti. Il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati", ha annunciato Zelensky.
Il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, ha parlato di una grave escalation, sottolineando come l'attacco sia stato sferrato mentre era in corso un tentativo di pace, "mettendo a nudo il reale rifiuto della diplomazia" da parte di Mosca.
I contatti segreti e la possibilità di un accordo
Nonostante le ostilità sul campo, le dichiarazioni dei leader lasciano intendere che un canale di comunicazione, per quanto sotterraneo, sia ancora attivo. Lo stesso Vladimir Putin, intervenendo alla sessione plenaria del Forum economico d'Oriente a Vladivostok, ha confermato che i contatti tra Mosca e Kiev proseguono, principalmente attraverso i servizi segreti, e che un accordo è possibile. "È difficile per me dire in questo momento in che misura questi contatti stiano portando a un accordo di pace, viste le dichiarazioni che abbiamo sentito di recente dai massimi funzionari ucraini.
Ma i contatti esistono e continuano come di consueto", ha dichiarato Putin, aggiungendo che il dialogo con l'amministrazione Trump "sta funzionando". Sul tavolo, secondo quanto riferito, esisterebbe una bozza di accordo in tre capitoli: il primo su una possibile formula per un cessate il fuoco, il secondo su una zona economica libera nel Donbass, e il terzo sul futuro ruolo di Ucraina, Ue e Nato. La distanza tra le posizioni, tuttavia, resta enorme.
Mosca continua a chiedere la rinuncia ucraina all'ingresso nella Nato e la cessione di tutto il territorio delle quattro regioni rivendicate, mentre Kiev respinge queste condizioni. La missione di Witkoff e Kushner si inserisce in questo fragile equilibrio, tra l'ombra di un'offensiva russa che accelera e la volontà di Washington di provare a scrivere un nuovo capitolo del conflitto.
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