Borse europee ancora in affanno, l’inflazione Usa frena la ripresa e il Brent vola verso 107 dollari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   A dispetto di un iniziale cauto ottimismo, i mercati azionari del Vecchio Continente mostrano il fianco a una nuova ondata di debolezza, dopo che il dato sull’inflazione statunitense – rivelatosi ad aprile più caldo del previsto – ha sostanzialmente spento ogni entusiasmo residuo. La fotografia scattata oltreoceano, con i prezzi al consumo cresciuti del 3,8% su base annua (a fronte del 3,3% registrato a marzo e di attese ferme al 3,5%), ha insomma riacceso la sindrome da rincaro del costo della vita, obbligando gli investitori a rivedere al ribasso le proprie aspettative su una rapida svolta accomodante delle banche centrali. E se i futures sui principali indici di Wall Street hanno nel frattempo limato le perdite, senza però riuscire a virare in territorio positivo, l’Europa continua a scontare a caro prezzo quella che ormai appare come una strada lastricata di incertezze.

Milano e Francoforte guidano il ribasso, spread stabile a 76 punti

Piazza Affari, in particolare, cede l’0,69% – un dato che, se letto in controluce rispetto ai picchi toccati nella sessione precedente (quando l’indice Ftse Mib si era spinto sui valori più alti dal marzo del 2000), assume i contorni di una frenata tutt’altro che trascurabile. Ma a tenere banco non è soltanto la borsa milanese: Francoforte arretra dello 0,82%, Parigi dello 0,56% e Londra dello 0,31%, in un quadro dove nessuna piazza sembra immunizzata dal contagio. Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato restano in rialzo – logica conseguenza di un’inflazione che non molla la presa – e lo spread tra Btp e Bund si attesta a 76 punti base, un livello che, pur lontano dagli eccessi del passato, segnala una certa nervosità nei confronti del debito periferico.

Petrolio oltre 107 dollari, il conflitto in Iran torna a pesare

A complicare ulteriormente lo scenario – se ce ne fosse bisogno – ci pensa il prezzo del greggio. Il Brent, dopo aver già messo a segno un rialzo di quasi il 3%, ha scavalcato la soglia dei 107 dollari al barile, alimentato non solo dalle tensioni inflazionistiche ma anche dal riemergere del pessimismo sulle prospettive di una risoluzione del conflitto in Iran. Una dinamica, quest’ultima, che rischia di innescare un circolo vizioso: l’energia più cara alimenta l’inflazione, la quale a sua volta vincola le mani delle banche centrali, costringendole a mantenere tassi più alti per più tempo. Un copione già visto, e che ora riprende vita sotto l’incalzare dei numeri.

Wall Street apre in calo, l’Europa peggiora a mezz’ora dai primi scambi

Difatti, a mezz’ora dall’avvio delle contrattazioni a New York, l’Europa ha ulteriormente peggiorato la propria posizione: Milano ha toccato un frazionale -1,15% sul Ftse Mib (dopo il già citato -0,69% di inizio seduta), mentre Parigi è scesa dello 0,9%, Francoforte dell’1,34% e Amsterdam dell’1,3%. Wall Street, dal canto suo, ha aperto con il segno meno su tutti e tre i principali indici: il Nasdaq ha perso l’1%, il Dow Jones e l’S&P500 hanno ceduto entrambi lo 0,6%. Numeri che restituiscono l’idea di una fiducia incrinata, dove il dato sull’inflazione americana – definito da più parti come il peggiore dal maggio 2023 – ha agito da miccia, facendo emergere la fragilità di una ripresa che molti davano ormai per consolidata. Il forte rialzo degli energetici (+17,9%) ha fatto il resto, consegnando ai mercati un aprile dai contorni roventi e prospettive ancora tutte da decifrare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.