Il Brent torna sopra i 100 dollari, borse europee frenate dal nervosismo mediorientale
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Redazione Economia
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Dopo il rimbalzo della vigilia, le Borse europee hanno riaperto i battenti con una cautela che, tradottasi in rialzi contenuti entro il mezzo punto percentuale, riflette la persistente tensione accumulata attorno al quadrante mediorientale. Un contesto, questo, dove il prezzo del petrolio – tornato a spingersi oltre la soglia psicologica dei 100 dollari al barile – agisce da termometro di un conflitto che il mercato fatica a metabolizzare, nonostante i timidi segnali di de-escalation giunti dagli Stati Uniti.
L’incertezza geopolitica frena gli slanci, mentre l’oro nero riprende la corsa
A pesare sugli umori delle piazze finanziarie del Vecchio Continente è la combinazione letale tra i negoziati in bilico con l’Iran e i continui attacchi alle infrastrutture energetiche nella regione, due variabili che tengono alta la volatilità. Il Brent, dopo aver toccato quota 103 dollari nella mattinata per poi ritracciare leggermente, si è attestato stabilmente sopra i 101 dollari, segnando un incremento del 2% rispetto alla seduta precedente. Una dinamica che inverte il crollo registrato lunedì, quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva temporaneamente rimandato di cinque giorni gli attacchi annunciati alle infrastrutture energetiche, concedendo una tregua ai listini.
L’Asia chiude in netto rialzo, l’Europa si accontenta della parità
Il quadro è reso ancora più complesso dal contrasto con le performance internazionali: se le Borse asiatiche hanno archiviato la giornata con una corsa decisa, senza lasciarsi intimorire dalle tensioni, quelle europee viaggiano invece intorno alla parità, incapaci di seguire l’esempio dell’Oriente. L’attenzione degli investitori resta incollata all’evoluzione del conflitto, con le speranze di una rapida risoluzione che si scontrano quotidianamente con la realtà degli attacchi e delle contromisure sul campo. A conferma del nervosismo, oltreoceano Wall Street ha aperto in netto calo, con il Dow Jones in flessione dello 0,8%, l’S&P500 in calo dello 0,7% e il Nasdaq che cede lo 0,6%, in un clima in cui il mercato sconta sempre più le difficoltà di una soluzione diplomatica.
Il petrolio come termometro della tensione, il mercato resta in apnea
La spinta al rialzo del Brent, che ha sfiorato nuovamente i 100 dollari al barile nella seduta odierna, riassume perfettamente lo stato d’animo dominante. Le quotazioni energetiche, infatti, hanno ripreso fiato dopo la breve pausa concessa dalle dichiarazioni distensive della Casa Bianca, salvo poi riaccendersi non appena è apparso evidente che il rinvio degli attacchi – seppur significativo – non si è tradotto in un vero e proprio disgelo. Il tutto mentre le Borse statunitensi, a partire dalle 14:30, hanno dato il via alle contrattazioni in territorio negativo, evidenziando una fragilità che trova poche contromosse nell’attuale fase di attesa. Gli indici del Vecchio Continente, dal canto loro, si limitano così a raccogliere le briciole di un rimbalzo che fatica a decollare, in attesa di capire se il greggio continuerà a salire o se si apriranno nuovamente spiragli per una tregua.




