Sal Da Vinci alla numero 22, la scaletta della finale dell’Eurovision 2026 premia l’Italia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si è chiusa ieri sera, nella Wiener Stadthalle di Vienna, la seconda semifinale dell’Eurovision Song Contest; e con essa, ufficialmente, si è completato il quadro dei venticinque Paesi che domani sera, sabato 16 maggio, si giocheranno la vittoria finale. La produzione, come da tradizione, ha però aspettato la fine delle votazioni fittizie per svelare il vero ago della bilancia in queste competizioni, ovvero l’ordine di uscita. Un ordine che, lo si sa, non è mai casuale del tutto, essendo studiato a tavolino dai produttori per bilanciare generi, ritmi e momenti di tensione. Ebbene, per l’Italia, in gara con Sal Da Vinci e il brano “Per sempre sì”, la cabina di regia ha deciso di riservare una delle posizioni più ambite: la numero 22.
La strategia della “quarta parte” e il peso della memoria
Significa che il cantante napoletano si esibirà quando la serata sarà ormai entrata nel vivo, più precisamente quartultimo, subito dopo la rappresentante di Cipro, Antigoni, e prima del norvegese Jonas Lovv. Essere collocati in questa cosiddetta “zona calda” della scaletta, quella a ridosso della chiusura delle votazioni (che avvengono solitamente dopo l’ultima nota), è statisticamente un vantaggio non da poco. Il motivo è essenzialmente cognitivo: la performance che rimane più impressa nella mente del pubblico, quello che vota da casa e che magari non ha seguito l’intera maratona di canzoni, è spesso l’ultima ad essere andata in scena, o comunque quella più vicina al momento della chiamata. E Sal Da Vinci, in questa architettura, ha il palcoscenico spianato per lasciare il segno.
Dal punto di vista squisitamente tecnico, la scaletta ufficiale vede i favoriti del pronostico distribuiti in modo piuttosto uniforme, ma con un occhio di riguardo per il blocco finale. La Finlandia, data da molti bookmaker come la favorita assoluta con il duo formato da Linda Lampenius e Pete Parkkonen, si esibirà diciassettesima -3-6; una posizione che, pur essendo nobile, li colloca sostanzialmente a metà dell’intervallo di messa in onda. L’Australia di Delta Goodrem, un’altra delle pretendenti al titolo, è stata invece piazzata addirittura all’ottava posizione -8; uno slot che, nella frenesia della diretta, rischia di essere dimenticato quando poi si arriverà al conteggio finale dei voti. La produzione, insomma, ha costruito una scaletta che sale gradualmente di intensità, e l’Italia sembra essere l’epicentro di questo climax finale.
Una rappresentanza inedita: il governo scende in campo
Accanto al dato squisitamente performativo dell’uscita in scaletta, la giornata di ieri ha registrato anche una novità istituzionale di peso per la delegazione italiana. Domani, infatti, per la prima volta nella storia della kermesse, un rappresentante del Governo italiano siederà in prima fila alla Wiener Stadthalle. Si tratta del ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, il quale non ha voluto mancare l’appuntamento per sostenere la carovana azzurra. La sua presenza, come spiegato dalle fonti della vigilia, non è solo un gesto di cortesia istituzionale, ma serve a fare da trait d’union con una delegazione dell’industria musicale nazionale, che sarà composta da figure come Enzo Mazza (amministratore delegato di Fimi) e Bruno Sconocchia (presidente di AssoConcerti). Un segnale, questo, che il sistema musicale italiano sta cercando di spingere sempre più sull’acceleratore dell’export, sfruttando la ribalta europea.
Ma torniamo alla gara, e agli equilibri sul palco. La posizione numero 22, in un contesto di elevata competitività, è una spada a doppio taglio? Solo in apparenza. È vero che la pressione è massima, perché si canta quando l’asticella dell’attenzione è più alta, ma per un artista come Sal Da Vinci, la cui forza risiede nella comunicazione diretta dell’emozione, poter attingere a quel serbatoio di energia è un vantaggio. Se si esclude il rischio tecnico di una “sbavatura” vocale (un rischio che peraltro il cantante, a suo dire, preferisce correre piuttosto che affidarsi a macchinette correttive), essere l’ultimo ricordo canoro prima della chiusura delle linee telefoniche è un lusso che pochi si possono permettere.
I nodi della giuria e il verdetto finale
Il quadro dei finalisti, tra l’altro, si è arricchito di alcuni “mostri sacri” e di alcune esclusioni che hanno fatto discutere, ma la struttura della serata appare solida: apre la Danimarca, chiude l’Austria, padrona di casa. Tra questi estremi, l’Italia ha ereditato lo stesso slot fortunato che in passato ha premiato diversi vincitori, ovvero la “quarta parte” ideale del programma. L’unico elemento di perturbazione potrebbe arrivare dalla Romania, che si esibirà in ventiquattresima posizione, un gradino sotto di noi; un’artista, Alexandra Căpitănescu, che alcuni critici specializzati hanno etichettato come una copia sbiadita dei Måneskin. Eppure, il rock urlato, se piazzato strategicamente a ridosso del voto, può sempre riservare sorprese elettorali.
Resta il fatto che, numeri alla mano, Sal Da Vinci ha dalla sua il dato statistico più importante: la vicinanza con il momento del verdetto. Ora, naturalmente, l’esibizione dal vivo farà la parte del leone, perché una posizione favorevole serve a poco se la performance non riesce a catturare l’attenzione. Ieri sera, durante la seconda semifinale, il pubblico presente in sala ha avuto modo di vedere le prove generali e il clima che si respira è di grande attesa per la prova del nostro rappresentante. Con la Finlandia in pole position e l’Australia in agguato, la musica è pronta a entrare nel vivo. E per l’Italia, quella sensazione che si prova quando ci si avvicina alla fine di un lungo viaggio, è quella di avere finalmente il vento in poppa.




