La "valle dei dinosauri" nel Parco dello Stelvio, migliaia di orme antiche 210 milioni di anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre l'interesse scientifico per i giganti del passato, che da anni anima le ricerche dei paleontologi, trova un nuovo e straordinario capitolo in territorio italiano, le montagne del Parco Nazionale dello Stelvio restituiscono una testimonianza senza precedenti. A distanza di quasi tre decenni dalla celebre scoperta di Ciro, il primo dinosauro italiano che valse la copertina della rivista Nature, è infatti una vallata intera a svelare le tracce di un'epoca remota. Migliaia di impronte, impresse nella roccia circa 210 milioni di anni fa da branchi di grandi dinosauri erbivori, compongono ora quello che gli esperti non esitano a definire il sito più grande delle Alpi e uno dei più ricchi al mondo per il periodo Triassico superiore.

Una scoperta destinata a cambiare le carte

La regione, che oggi si presenta con le sue pareti di dolomia quasi verticali, era allora un ambiente del tutto diverso: una piana fangosa e bassa, percorsa da questi colossi preistorici i cui passi, data l'eccezionale conservazione, mostrano ancora in alcuni casi i segni nitidi delle dita e degli artigli. L'area della Valle di Fraele, in Valdidentro, dove le orme – alcune delle quali dal diametro di quaranta centimetri – formano piste lunghe centinaia di metri, si configura dunque come un archivio paleontologico di valore inestimabile. Le ricerche, condotte con meticolosa attenzione, devono il loro impulso iniziale allo sguardo esperto del fotografo naturalista Elio Della Ferrera, il quale per primo ha documentato e segnalato il ritrovamento, affiancato successivamente dalle indagini del Nucleo Carabinieri del Parco.

Un patrimonio sotto gli occhi di tutti

Quelle tracce, che fino a poco tempo fa erano celate alla vista, parlano di un passato in cui interi gruppi di animali si muovevano in quello che oggi è un parco nazionale, a cavallo tra Lombardia, Alto Adige e Trentino. La conferma della loro datazione, che le colloca in un'epoca cruciale per l'evoluzione dei dinosauri, non rappresenta soltanto un successo per gli studiosi, ma aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione della distribuzione e del comportamento di queste creature nell'antico bacino dell'Oceano della Tetide. La Regione Lombardia, rendendo nota la scoperta, ha sottolineato come si tratti delle prime impronte identificate in questa specifica area protetta, ampliando così la mappa dei siti paleontologici di rilevanza internazionale presenti nel paese.

La testimonianza della roccia

La dolomia, quella roccia che oggi caratterizza il paesaggio aspro e maestoso dello Stelvio, ha custodito per ere la memoria di quei transiti, conservando con una fedeltà rara la forma dei piedi che la calpestarono. L'analisi geo-paleontologica, unita alla potenza delle immagini fotografiche e delle riprese video, sta permettendo di ricostruire non solo la morfologia degli animali, ma anche le dinamiche dei loro spostamenti collettivi. Il tutto senza bisogno di scavare, poiché il sollevamento delle Alpi ha portato in superficie, esponendole allo sguardo, quelle stesse superfici che un tempo erano al livello del suolo, offrendo una panoramica unica su un ecosistema scomparso.

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