Un giacimento unico al mondo: scoperte migliaia di orme di dinosauri nel Parco dello Stelvio
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Redazione Interno
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Una parete di dolomia, ora quasi verticale, custodisce da oltre duecento milioni di anni una testimonianza paleontologica senza precedenti. Migliaia di impronte fossili, disposte in camminate che si estendono per centinaia di metri, sono state identificate nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, precisamente in Val di Fraele, un territorio compreso tra Livigno e Bormio. La scoperta, documentata il 14 settembre scorso dal fotografo naturalista freelance Elio Della Ferrera, membro di un team di ricercatori della competente Soprintendenza, riporta indietro nel tempo fino al Triassico superiore, quando branchi di grandi dinosauri erbivori percorrevano quegli antichi sentieri. Si tratta di un ritrovamento che, per la sua portata, va ben oltre le precedenti tracce rinvenute in Val d'Ambria, nelle Alpi Orobiche, le quali risalivano a un'epoca ancora più remota, circa 280 milioni di anni fa.
Un patrimonio straordinario emerso dalla roccia
La cosiddetta “valle dei dinosauri”, che si sviluppa per quasi cinque chilometri, rappresenta infatti il più vasto giacimento di impronte fossili mai portato alla luce sull'intero arco alpino. La sua eccezionalità, come sottolineato dagli esperti, non risiede soltanto nel numero impressionante di tracce, che si contano a migliaia, ma anche nel loro straordinario stato di conservazione e nell'estensione complessiva dell'area interessata, fattori che lo pongono tra i siti più significativi a livello globale. Le orme, impresse nella roccia circa 210 milioni di anni fa, offrono una finestra unica su un mondo scomparso, catturando il movimento di interi branchi in un ambiente che, per via della deriva dei continenti e dell'orogenesi, sarebbe poi radicalmente mutato fino a diventare l'attuale paesaggio montano.
La documentazione e il valore della scoperta
Il lavoro di documentazione condotto da Della Ferrera e dai ricercatori della Soprintendenza ha permesso di mappare con precisione questo incredibile patrimonio, che si configura non solo come un dato scientifico di altissimo rilievo ma anche come una risorsa culturale di inestimabile valore. Durante una conferenza stampa tenutasi in Regione Lombardia a Milano, è stato ribadito come questo ritrovamento si inserisca in un contesto territoriale già di per sé ricco di storia e di bellezze naturali, aggiungendo un tassello fondamentale alla comprensione della preistoria delle Alpi. Le pareti dove sono state individuate le camminate, oggi inaccessibili e scoscese, raccontano di un passato in cui quelle superfici erano piane e calpestabili, un contrasto geologico che rende la scoperta ancor più affascinante per i paleontologi.
Prospettive di tutela per un sito unico
La sfida immediata, come evocato dalle dichiarazioni del sindaco di Valdidentro, riguarda ora la preservazione e la valorizzazione di un tale bene. L’attenzione è tutta rivolta alla definizione di un futuro che garantisca la massima tutela per il sito, considerata la sua fragilità e unicità, senza precludere possibilità di studio e di una divulgazione rispettosa. Il ritrovamento in Val di Fraele, infatti, non è una semplice collezione di impronte ma un vero e proprio archivio biologico in pietra, la cui integrità deve essere preservata per le generazioni future e per la comunità scientifica internazionale. La scoperta riaccende i riflettori sulla straordinaria ricchezza paleontologica delle Alpi lombarde, offrendo nuovi e fondamentali indizi sulla vita durante il Triassico.




