Dinosauri sulle Alpi, la valle dello Stelvio svela il suo giacimento di orme triassiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, là dove si preparano le piste per le imminenti Olimpiadi invernali, la terra ha restituito un capitolo remoto della sua storia. Migliaia di impronte fossili, impresse su alte pareti di dolomia nella Valle di Fraele, tra Bormio e Livigno, disegnano un panorama inedito e maestoso: quello che, oltre duecento milioni di anni fa, era un antico ambiente costiero percorso da grandi rettili. La scoperta, annunciata ufficialmente a Palazzo Lombardia, viene definita dagli esperti del Museo di Storia Naturale di Milano e dell’Università di Bergamo come il più importante giacimento europeo di tracce risalenti al Triassico superiore. Un ritrovamento, avvenuto grazie alla segnalazione di un fotografo naturalista lo scorso settembre, che trasforma quelle montagne in un archivio a cielo aperto, offrendo una testimonianza eccezionale, per quantità e stato di conservazione, di un’epoca in cui le Alpi non erano che un basso fondale marino.

Una scoperta che riscrive la preistoria alpina

Le piste fossili, alcune delle quali si sviluppano in sequenze lunghe centinaia di metri, raccontano il movimento di branchi di dinosauri erbivori i cui passi, impressi nel fango di allora, si sono miracolosamente conservati attraverso le ere. Le orme, chiaramente distinguibili nella loro morfologia con le tracce delle dita e degli artigli, appaiono oggi su superfici rocciose quasi verticali, un dato, questo, che illustra in modo plastico le immense forze tettoniche che hanno sollevato e modellato la catena alpina. La presentazione pubblica della scoperta, arricchita da immagini e filmati, ha messo in luce non solo il valore scientifico del sito, ma anche il suo fortuito legame temporale con i Giochi Olimpici del 2026. Il presidente della Regione, Attilio Fontana, ha parlato di un “regalo della storia alle Olimpiadi”, sottolineando come il ritrovamento aggiunga un livello di profondità inatteso al territorio che si appresta a ospitare l’evento sportivo.

La valle di Fraele, un palcoscenico fossile unico

L’eccezionalità del giacimento non risiede soltanto nel numero elevatissimo di impronte, ma nella loro disposizione e nella qualità della conservazione, fattori che consentiranno agli studiosi di ricostruire con precisione inedita il comportamento e la biomeccanica di questi antichi animali. La dolomia, infatti, ha custodito per milioni di anni dettagli fini, permettendo di individuare intere “camminate” che si snodano sui crinali. Si tratta, per gli addetti ai lavori, di una sorta di libreria fossile le cui pagine di roccia consentiranno letture approfondite su un periodo, il Triassico, cruciale per l’evoluzione dei dinosauri. La ricerca, già avviata, promette di rivelare nuove specie e di chiarire le dinamiche ecologiche di un mondo scomparso, mentre la gestione del sito dovrà conciliare la tutela integrale del patrimonio paleontologico con una sua possibile valorizzazione.

Il valore di una testimonianza millenaria

La scoperta in Valle di Fraele impone una riflessione sulla fragilità e sull’importanza di tali reperti, che vanno protetti dagli elementi e dall’eventuale impatto umano. La cronaca nera, purtroppo, registra casi in cui reperti paleontologici o archeologici di inestimabile valore sono stati danneggiati o depredati, come accaduto in passato per alcuni siti di orme fossili in Italia oggetto di vandalismi o scavi clandestini, episodi che hanno reso necessarie indagini delle forze dell’ordine e procedimenti giudiziari per il recupero del patrimonio. La speranza è che il sito dello Stelvio, per la sua rilevanza e visibilità, possa diventare un modello di conservazione e studio, un luogo dove la scienza e la divulgazione procedano di pari passo, salvaguardando per le generazioni future una finestra unica su un passato così lontano e affascinante.

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