Sanità siciliana, il neo direttore del Policlinico di Messina Iacolino indagato per mafia: trovati novantamila euro in contanti
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Redazione Interno
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La nomina, formalizzata soltanto sette giorni fa, rischia di trasformarsi in un caso politico-giudiziario destinato a lasciare il segno negli equilibri della sanità regionale. Salvatore Iacolino, da una settimana direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del Pdl, è finito nel mirino della Procura di Palermo che, nell’ambito di un’inchiesta più vasta su presunti intrecci tra mafia e pubblica amministrazione, ha disposto perquisizioni nelle sue abitazioni e nei suoi uffici, rinvenendo novantamila euro in contanti la cui provenienza è ora al vaglio degli inquirenti. L’ipotesi di reato, formulata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, è di quelle che fanno tremare i palazzi: concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata, con l’aggravante di avere agevolato Cosa nostra.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, che da tempo tenevano d’occhio alcuni settori nevralgici dell’amministrazione regionale, Iacolino – il quale in passato aveva ricoperto l’incarico di dirigente generale del dipartimento per la Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute – avrebbe messo la propria rete di relazioni e il proprio potere di influenza al servizio degli interessi di un boss di Cosa nostra, quel Carmelo Vetro, esponente di spicco della famiglia mafiosa di Favara e già gravato da condanne per associazione mafiosa, con il quale l’ex europarlamentare intratteneva rapporti consolidati. Le accuse, che delineano un sistema di presunte compiacenze e favori incrociati, si fondano su un quadro indiziario che i pm ritengono solido: Iacolino, stando agli atti depositati, avrebbe agito come una sorta di longa manus del boss all’interno degli ingranaggi della macchina regionale, segnalando persone da assumere, fornendo informazioni riservate su gare e appalti, e persino facilitando contatti diretti tra Vetro e altri funzionari di vertice, come il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina.
Il sistema di presunte agevolazioni e la genesi dell’inchiesta
L’inchiesta, che ha portato oggi all’arresto per corruzione di un dirigente regionale e di un imprenditore ritenuto vicino al boss, non si limita a ipotizzare un generico rapporto di contiguità, ma cerca di ricostruire nel dettaglio i meccanismi attraverso i quali l’influenza del manager si sarebbe tradotta in atti concreti a vantaggio del sodalizio criminale. I magistrati contestano a Iacolino di avere compiuto, quando era a capo della Pianificazione strategica, atti contrari ai doveri d’ufficio, sollecitando con insistenza i vertici amministrativi messinesi affinché sbloccassero o velocizzassero procedimenti indicati dallo stesso Vetro, in particolare quelli legati alla società Ansa Ambiente, riconducibile al boss, e alla revoca dell’accreditamento regionale per un’altra cooperativa, la Anfild Onlus di Messina, che risultava essere in concorrenza con gli interessi del clan favarese. Un canale diretto, insomma, un rapporto che gli inquirenti definiscono di “totale disponibilità” da parte del politico nei confronti del boss, un legame che, se confermato, disegnerebbe una vera e propria colonizzazione di pezzi di amministrazione da parte di Cosa nostra, con Iacolino nel ruolo di cerniera tra la stanza dei bottoni e il potere criminale. La somma in contanti rinvenuta – banconote da varie taglie, come specificano alcune fonti investigative – rappresenta un tassello che la Procura dovrà ora chiarire, cercando di comprendere se si tratti del corrispettivo di quelle presunte attività illecite o se abbia una diversa e, per ora, oscura giustificazione.
Schifani convoca d’urgenza la giunta per la sospensione
La notizia delle perquisizioni e del conseguente registro degli indagati ha immediatamente innescato una reazione rapida e decisa da parte della Presidenza della Regione Siciliana. Renato Schifani, già presidente della Regione, ha convocato per le ore diciassette di oggi, martedì 10 marzo, una riunione straordinaria della giunta regionale, con un unico, specifico punto all’ordine del giorno: l’adozione del provvedimento formale di sospensione dalle funzioni di Salvatore Iacolino. Una mossa, quella del governatore, che intende tagliare corto con qualsiasi possibile imbarazzo politico e amministrativo, separando immediatamente le sorti del manager da quelle dell’esecutivo regionale, in attesa che la magistratura faccia il suo corso. Contestualmente, Schifani ha firmato un atto di indirizzo che impone un giro di vite sui controlli interni: si chiede ai dirigenti generali e ai responsabili degli uffici speciali di rafforzare la verifica periodica sulle autodichiarazioni presentate dai funzionari, in particolare per quanto concerne eventuali cause di impedimento – si legge nel documento – e, soprattutto, si stabilisce che, in futuro, per qualsiasi richiesta di trattenimento in servizio oltre i limiti di età, si dovrà tenere conto non solo degli aspetti formali, ma anche della “condotta morale” tenuta durante l’esercizio delle funzioni pubbliche.




