«Sanità e affari con il boss», Iacolino sceglie il silenzio
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Redazione Interno
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È arrivato a Palazzo di giustizia di buon’ora, Salvatore Iacolino, eludendo la piccola folla di cronisti che lo attendeva all’ingresso principale: per loro era stato diramato un orario diverso, un piccolo depistaggio che gli ha concesso di varcare la soglia degli uffici giudiziari senza dover rispondere ad alcuna domanda. E una volta davanti ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, ha confermato la linea del silenzio che i suoi legali, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, avevano già preannunciato. L’ex super dirigente della sanità regionale, nominato alla guida del Policlinico di Messina appena una settimana fa e già costretto alle dimissioni, si è avvalso della facoltà di non rispondere, davanti a pubblici ministeri che gli contestano, con il concorso esterno in associazione mafiosa e la corruzione aggravata, un’accusa pesantissima: quella di avere messo la propria influenza e la propria rete di relazioni al servizio degli interessi imprenditoriali del boss di Favara, Carmelo Vetro.
A svelare la fitta trama di rapporti tra l’alta burocrazia regionale e il mondo di Cosa nostra erano stati, nei mesi scorsi, gli investigatori della polizia di Stato, che avevano piazzato un trojan nello smartphone del mafioso favarese. Le intercettazioni, finitesi agli atti dell’inchiesta, hanno restituito il ritratto di un Vetro attivissimo, proiettato ben oltre i confini della sua tradizionale egemonia territoriale e intenzionato a tessere relazioni sempre più capillari all’interno degli assessorati di Palermo. Ed è proprio da quelle conversazioni, captate mentre il boss pianificava i suoi affari, che è emerso il nome di Iacolino, suo compaesano e figura di spicco della sanità siciliana, descritto dagli inquirenti come un uomo a totale disposizione del clan, disposto a spendere il proprio prestigio per garantire alla società riconducibile a Vetro – la An.Sa. srl, operante nel settore dei rifiuti – l’accesso a commesse pubbliche e appalti.
La rete tessuta dal boss e i favori incrociati
Il meccanismo corruttivo, secondo la ricostruzione della Procura, si reggeva su uno scambio ben preciso: Iacolino avrebbe spalancato le porte degli uffici regionali a Vetro, agevolando i suoi contatti con dirigenti di primo piano – come il capo della Protezione civile Salvatore Cocina e il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì – e persino con la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana, Bernardette Grasso, ascoltata dai pm in qualità di testimone per chiarire la natura dei suoi contatti con il boss. In cambio di questi favori, che violavano i principi di trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione, l’ex eurodeputato avrebbe ricevuto un sostegno concreto per le sue campagne elettorali e promesse di assunzioni per persone a lui vicine. Un sistema, insomma, in cui la politica e gli affari si intrecciavano pericolosamente con la malavita organizzata, come dimostrerebbero anche i 90mila euro in contanti trovati dai investigatori durante una perquisizione nell’abitazione di Iacolino, una somma il cui possesso è ora al vaglio dei magistrati.
L’assessora Faraoni e la presa di distanza
Nel giorno in cui il suo ex dirigente sceglieva il silenzio in procura, l’assessora regionale alla Salute, Daniela Faraoni, ha rotto gli indugi per tracciare una linea netta tra sé e la vicenda giudiziaria, pur riconoscendo il danno d’immagine per l’amministrazione. In un’intervista rilasciata alla stampa locale, Faraoni ha rivendicato la propria estraneità ai fatti, sottolineando come le frequentazioni personali di un funzionario pubblico non possano essere oggetto di controllo politico: “È chiaro che le frequentazioni personali io non posso conoscerle – ha dichiarato – e sulle azioni di programmazione politica ho sempre incontrato ostilità quando ho cercato di intervenire, perché cambiare le cose comporta sempre delle resistenze”. L’assessora, pur ammettendo che la bufera rischia di gettare un’ombra sui risultati raggiunti in sanità, ha ribadito di aver appreso le dinamiche investigative solo all’apertura dell’inchiesta e ha sottolineato i contrasti avuti con Iacolino in passato, quando il dirigente rivendicava una sua autonomia gestionale rispetto alle direttive politiche.
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