L'arresto di Valter Lavitola e il movente dell'attentato a Sigfrido Ranucci: la procura di Roma ricostruisce il progetto politico
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Redazione Interno
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La procura di Roma, con le indagini delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo, ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Valter Lavitola, imprenditore ed ex direttore dell'Avanti, ritenuto il presunto mandante dell'attentato dinamitardo che lo scorso 16 ottobre ha colpito l'abitazione del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, a Pomezia.
La misura, disposta dal gip Iole Moricca, rappresenta un passaggio significativo in un'indagine che aveva già portato, nello scorso luglio, all'arresto dei presunti esecutori materiali, tre uomini e una donna, tutti campani, con l'accusa di detenzione e utilizzo di un ordigno esplosivo con l'aggravante del metodo mafioso. La stessa ordinanza è stata notificata anche a Gomes Clesio Tavares, definito il factotum e il raccordo operativo di Lavitola, attualmente latitante in Africa e destinatario di un mandato d'arresto internazionale.
Il selfie e le conversazioni quotidiane che certificano il legame
A corroborare lo stretto rapporto tra l'imprenditore e il giornalista, la procura ha acquisito un selfie che ritrae, sorridenti, Ranucci affiancato da Lavitola e dallo stesso Tavares. Uno scatto che la procura considera una prova della conoscenza e della familiarità tra i tre, risalente almeno al gennaio del 2022.
Le indagini si sono poi concentrate sull'analisi dei messaggi e delle conversazioni quotidiane intercorse tra Ranucci e Lavitola, dalle quali emergerebbe un rapporto di confidenza tale che, in un momento di difficoltà, il conduttore di Report arrivò a chiedere scherzosamente all'amico: «Sono stanco. Potresti prestarmi Gomes…», facendo riferimento al suo uomo di fiducia.
Questi dialoghi, secondo gli inquirenti, dimostrano come Lavitola si ponesse costantemente come un punto di riferimento per il giornalista, pronto a sostenerlo nelle difficoltà professionali e a incoraggiarlo nelle sue ambizioni.
La strategia per la discesa in campo: il movente dell'attentato
Il presunto movente emerso dalle 198 pagine dell'ordinanza del gip Moricca getta una luce inedita sulla vicenda. Secondo la ricostruzione della procura, l'attentato dinamitardo non sarebbe stato un atto intimidatorio volto a mettere a tacere il giornalista, bensì un'operazione pianificata per accrescerne la popolarità e favorirne un'eventuale ascesa politica. Già nel 2024, in una chat, Lavitola aveva scritto a Ranucci, prospettandogli una candidatura alle elezioni politiche del 2027: "E tra due anni fai il presidente".
L'ex direttore dell'Avanti, che aveva iniziato a commissionare sondaggi sul potenziale elettorale del giornalista, riteneva che l'attentato avrebbe trasformato Ranucci in un «bersaglio della criminalità organizzata», rendendo così impossibile per i suoi detrattori allontanarlo dalla conduzione di Report e, al contempo, aumentando esponenzialmente la sua visibilità pubblica per la discesa in campo.
Il ruolo centrale di Tavares e il sopralluogo a Torvaianica
Il factotum Gomes Clesio Tavares, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, rappresentava l'anello di congiunzione tra il mandante e il commando esecutivo. I due si conoscevano dai tempi della detenzione nel carcere di Secondigliano, una decina di anni fa, prima che Tavares iniziasse a lavorare nel ristorante di Lavitola a Roma. Per la procura, Lavitola ha dato mandato a Tavares di individuare i soggetti in grado di reperire la gelatina da cava e di eseguire l'attentato dimostrativo.
A conferma del suo ruolo operativo, un mese prima dell'esplosione, il 15 settembre 2025, Lavitola e Tavares effettuarono insieme un sopralluogo nella zona di Torvaianica, dove si trova la villa di Ranucci, e il 10 ottobre fu Tavares a mettere a disposizione del gruppo l'auto per un secondo sopralluogo.
Intercettato dopo le perquisizioni, lo stesso Lavitola aveva spiegato il suo progetto a un conoscente, rivendicando che l'attentato sarebbe servito per «fare del bene» all'amico, una tesi che la procura contesta con l'accusa di concorso in detenzione e utilizzo di ordigno esplosivo aggravato dal metodo mafioso.
La posizione di Ranucci: vittima della manipolazione
La procura di Roma ha escluso categoricamente il coinvolgimento di Sigfrido Ranucci nei fatti. Nell'ordinanza, il gip Iole Moricca sottolinea che «allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d'accordo con Lavitola». Ranucci viene definito esclusivamente come persona offesa e «vittima della manipolazione» dell'indagato, il quale, con raffinata astuzia, lo avrebbe indotto a mostrare curiosità e apertura verso il progetto politico senza condividere formalmente l'idea.
Il conduttore di Report, che si era detto sconcertato all'apprendere dell'iscrizione dell'amico nel registro degli indagati, non è raggiunto da alcuna contestazione. Dopo l'esecuzione dell'atto intimidatorio, le sue preoccupazioni professionali sono cessate, sostituite da un momento di notevole popolarità, un dato che per il gip conferma come l'attentato abbia rappresentato un elemento «estremamente positivo» per i piani di Lavitola.
L'imprenditore è attualmente recluso nel carcere di Rebibbia, dove ha già parlato in un'intervista, mentre Tavares rimane latitante.
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