Referendum giustizia, il sorpasso del No nelle ultime rilevazioni: ora è testa a testa
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Redazione Interno
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Il quadro delle intenzioni di voto a pochi giorni dal silenzio elettorale imposto per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, in calendario per il 22 e 23 marzo, si è fatto via via più nitido, consegnando agli osservatori e ai diretti interessati uno scenario complesso e per certi versi inaspettato rispetto a pochi mesi fa. Se a novembre 2025, quando si cominciò a discutere della consultazione popolare, il fronte del "Sì" poteva contare su un vantaggio ampio, attestato attorno al 62 per cento secondo una prima rilevazione Swg, l'avvicinarsi al voto ha progressivamente eroso quel margine, fino a ribaltare completamente la situazione. L'ultimo sondaggio realizzato dall'istituto Swg per il TgLa7, diffuso proprio nell'ultima giornata utile per la pubblicazione di questo tipo di analisi, certifica il sorpasso: il "No" alla riforma promossa dal governo Meloni raggiungerebbe il 52 per cento delle preferenze, lasciando al "Sì" il restante 48 per cento. Una forbice, questa, che appare più delineata se si considera la contestuale riduzione dell'area degli indecisi, ora al 17 per cento, in parte assorbiti soprattutto dal fronte dei contrari alla modifica costituzionale.
Il trend del voto e la mobilitazione degli elettori
L'analisi dei flussi, condotta dall'istituto demoscopico tra il 2 e il 5 marzo, rivela come la rimonta del "No" non sia un fenomeno improvviso, ma piuttosto il consolidamento di una tendenza osservata già nella seconda metà di febbraio. A fronte di questa inversione, la propensione a recarsi alle urne si attesta su valori che gli esperti definiscono incerti: la partecipazione, elemento cruciale in una consultazione che non prevede un quorum minimo, è stimata tra il 46 e il 51 per cento degli aventi diritto. Una forbice, quella dell'affluenza, che rende particolarmente volatile il pronostico finale, dato che la differente composizione del elettorale che effettivamente si recherà ai seggi potrebbe amplificare o ridurre il divario emerso oggi. Sulle motivazioni che spingono gli elettori, i sondaggi segmentati offrono uno spaccato interessante: tra gli imprenditori, ad esempio, una rilevazione dell'Istituto Piepoli per Conflavoro mostra una maggioranza chiara per il "Sì" (57 per cento), con un livello di informazione sulla riforma che raggiunge il 90 per cento degli intervistati in questa categoria.
La complessità del quadro demoscopico e il peso degli indecisi
Se l'istituto Swg indica un vantaggio per i contrari alla riforma, altre rilevazioni presentano un quadro più sfaccettato e ricco di sfumature, testimoniando quanto il giudizio degli italiani sia ancora in movimento e legato a doppio filo alla partecipazione effettiva. Il sondaggio condotto da Ipsos per il Corriere della Sera, analizzato da Nando Pagnoncelli, delinea due possibili scenari. Con un'affluenza bassa, stimata attorno al 42 per cento, il "No" sarebbe nettamente avanti, con il 52,4 per cento contro il 47,6 per cento del "Sì". Se invece la partecipazione dovesse crescere fino a toccare il 49 per cento, la distanza si ridurrebbe a un soffio, con il "Sì" che arriverebbe al 50,2 per cento e il "No" al 49,8 per cento, un margine così esiguo da rendere il risultato effettivamente imprevedibile. Una dinamica simile emerge anche dalla rilevazione di YouTrend per SkyTG24, dove il "No" è avanti sia in uno scenario a bassa affluenza (54,1 per cento contro 45,9), sia in uno ad alta partecipazione (51,4 per cento contro 48,6), sebbene con un margine ridotto nel secondo caso.
Il differenziale di informazione e le preferenze nei corpi intermedi
A complicare ulteriormente il quadro, contribuendo a spiegare la variabilità delle stime, interviene il dato relativo alla conoscenza effettiva dei contenuti della legge di riforma costituzionale. L'indagine demoscopica curata da Alessandra Ghisleri per Porta a Porta fotografa un elettorale ancora in parte incerto e poco informato sui singoli aspetti del provvedimento. Se la domanda generale sull'intenzione di voto vede il "Sì" lievemente avanti (50,5 per cento contro 49,5), quando si scende nel merito delle singole disposizioni – come l'istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura, la composizione degli stessi tramite sorteggio o la creazione di un'alta corte disciplinare – la quota di quanti non sanno esprimere un parere o sono indecisi si aggira costantemente tra il 16 e il 18 per cento. Un dato, questo, che suggerisce come la campagna referendaria, al netto dei toni accesi del dibattito politico, non abbia ancora raggiunto una piena maturazione nella coscienza di una parte significativa dei cittadini. All'interno di categorie professionali specifiche, come quella imprenditoriale, la motivazione prevalente a sostegno del "Sì" risiede nella convinzione della necessità di una riforma del sistema giudiziario (66 per cento), seguita a distanza da obiettivi di efficienza e celerità dei processi.




