Bff, trimestre in crescita con utile a 24% e il risiko torna nel mirino: via libera del cda ai conti, mentre prosegue l’ispezione di Bankitalia
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Bff ha dato il via libera ai risultati consolidati del primo trimestre del 2026, e i numeri, va detto, mostrano un’accelerazione netta dopo la fase di assestamento forzato. L’utile netto rettificato – che gli analisti guardano per valutare la performance operativa al netto di alcune voci straordinarie – ha toccato i 43,2 milioni di euro, segnando un progresso del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato, questo, che acquista rilievo se letto parallelamente all’utile netto contabile, il quale è salito a 49,5 milioni, registrando addirittura un +40% su base annua.
I ricavi netti rettificati, al netto di un costo del funding pari a 58,2 milioni (in flessione del 28%), si sono attestati a 113,2 milioni, in crescita del 19%. Una cifra, quest’ultima, che scompone al proprio interno voci ben precise: 53,3 milioni arrivano dal factoring, attività storica della banca, 12,1 milioni dai servizi di securities, 18 milioni dai pagamenti digitali e 29,8 milioni dal rate center. A spingere la redditività, stando alla nota diffusa dopo il cda, è stato un mix di volumi più remunerativi in tutte le divisioni, con i profitti ante imposte della banca depositaria e dei servizi di pagamento saliti a 14 milioni (+25%) e quelli del factoring aumentati a 37 milioni (+2%).
Crediti deteriorati in aumento e il nodo delle opzioni strategiche
Sul fronte opposto dello stato patrimoniale, i crediti deteriorati – quelli cioè che mostrano già segnali di sofferenza – sono lievitati a 2,992 miliardi. Un incremento che non ha sorpreso gli addetti ai lavori, considerato che l’istituto sta ancora digerendo la cosiddetta “maxi-pulizia” richiesta tempo fa da Bankitalia. E proprio su questo punto, l’attenzione resta altissima: l’ispezione avviata dall’autorità di vigilanza procede senza intoppi, stando a quanto filtra da ambienti finanziari, e rappresenta una sorta di spada di Damoclear che condiziona le scelte di governance.
Parallelamente, il cda ha fatto sapere di avere «al vaglio opzioni strategiche». Una locuzione, questa, che nel gergo bancario nasconde quasi sempre scenari di possibile aggregazione o cessione di rami d’azienda. Nel caso specifico di Bff – specializzata nel factoring e nei servizi alle pubbliche amministrazioni, ma reduce da turbolenze che ne avevano compresso le stime per l’intero esercizio – il risiko torna dunque a bussare alla porta. Nessuna decisione è stata ancora formalizzata, ma la semplice menzione ufficiale di una ricognizione su alternative di sviluppo è già di per sé un segnale inequivocabile per il mercato.
La spinta di tutte le divisioni e il superamento delle attese
A sorprende, in questa fotografia a tre mesi, è stata soprattutto la capacità del gruppo di superare le previsioni di Equita, la sim di ricerca e analisi. Il fatturato complessivo di 113,2 milioni ha infatti battuto le stime, grazie a una performance trasversale: nessuna divisione ha trainato da sola il carro, ma ognuna ha contribuito con margini in miglioramento. I payments, per esempio, continuano a crescere in scia alla digitalizzazione dei flussi commerciali, mentre il rate center – spesso visto come un semplice centro di costo – ha invece generato ricavi per quasi 30 milioni.
C’è infine un aspetto tecnico da non sottovalutare: la distanza tra utile rettificato (43,2 milioni) e utile contabile (49,5 milioni) suggerisce la presenza di componenti positive non ricorrenti o di rettifiche di valutazione. Nessun dettaglio ulteriore è stato fornito nel comunicato, ma la forbice di oltre 6 milioni rappresenta un elemento che gli investitori istituzionali hanno già iniziato a scannerizzare con lente d’ingrandimento, in attesa dei prossimi aggiornamenti sull’evoluzione dell’ispezione e sul destino delle “opzioni strategiche”.
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