L’Italia dello slittino chiude con il bronzo nel team relay, sedicesima medaglia per la spedizione azzurra

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pedana della pista Eugenio Monti, quel budello di ghiaccio che si snoda tra i boschi di Cortina e che nel corso di questi giorni ha già celebrato trionfi inaspettati — e uno, occorre dirlo, anche strameritato — ha regalato all’Italia l’ennesima gioia di queste Olimpiadi. È accaduto nella prova a squadre, il team relay, disciplina che mette insieme singolo femminile, doppio maschile, singolo maschile e doppio femminile in una staffetta continua dove ogni centesimo viene sommato. La formazione azzurra, composta da Verena Hofer, dalla coppia Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, da Dominik Fischnaller e dal tandem Andrea Voetter con Marion Oberhofer, ha chiuso al terzo posto con il crono di 3 minuti, 42 secondi e 521 millesimi. Davanti, a dettare il ritmo come spesso accade quando si parla di slittino, la Germania — 3’41”672 — e l’Austria, ferma a 3’42”214 -1-8.

La sostanza di un metallo che racconta un movimento

La medaglia di bronzo conquistata oggi non è soltanto il sedicesimo metallo piazzato dall’Italia nel medagliere di Milano-Cortina 2026. È, piuttosto, la quarta medaglia per la sola disciplina dello slittino, un dato che restituisce l’idea di come questa nazionale, guidata in federazione da Armin Zöggeler — leggenda del settore, chi lo segue sa — abbia saputo costruire un ciclo vincente sfruttando forse anche il fattore tecnico della pista di casa, ma certamente non solo quello. Perché se è vero che il doppio maschile di Rieder e Kainzwaldner, così come il doppio femminile di Voetter e Oberhofer, hanno centrato l’oro rispettivamente nella loro gara specifica -2-9, e se è vero che Fischnaller aveva già aperto le danze con un bronzo nel singolo, è altrettanto vero che la prova di oggi certifica una continuità di rendimento che raramente si era vista nello slittino italiano. Eccezion fatta per il singolo femminile, dove Verena Hofer — che pure oggi ha gareggiato — si è dovuta fermare a un passo dal podio, quarto posto che lascia l’amaro in bocca ma che non scalfisce il bilancio complessivo.

La cronaca di una rincorsa cominciata dal terzo gradino

L’avvio della staffetta era stato gestito con cautela. Verena Hofer aveva ceduto qualche frazione alle avversarie, ma senza mai compromettere. Poi era toccato a Rieder e Kainzwaldner, reduci dall’exploit di ventiquattr’ore prima quando, partendo terzi dopo la prima manche, avevano ribaltato ogni pronostico infilando una seconda discesa semplicemente perfetta che era valsa l’oro davanti agli austriaci Steu e Kindl e ai tedeschi Artl e Wendl -2-9. Oggi, nella staffetta, il loro passaggio è stato solido, pulito, senza quelle piccole incertezze nel primo tratto che avevano caratterizzato la gara del doppio. E poi Fischnaller, che della squadra è un po’ il faro, ha limato ulteriormente il distacco, consegnando a Voetter e Oberhofer — già oro nel doppio femminile — un margine sufficiente per tenere alle spalle la Lettonia per appena 228 millesimi -1. La Germania, va detto, ha fatto segnare il miglior tempo in tutte e quattro le frazioni, imprendibile. Ma l’Italia ha retto, ha lottato, ha chiuso.

Il peso di una pista e la maturità di una squadra

C’è un elemento che merita di essere considerato, ed è il rapporto tra questa nazionale e il tracciato di Cortina. La pista intitolata a Monti non è soltanto un impianto: è il luogo dove questi atleti hanno macinato ore di allenamento, dove hanno imparato a conoscere ogni curva, ogni cambio di pendenza, ogni punto dove osare e dove invece trattenere il fiato. E se è vero che il vantaggio casalingo esiste in qualsiasi sport, è altrettanto vero che trasformarlo in risultati concreti — quattro medaglie su quattro gare, tre delle quali consecutive tra doppio femminile, doppio maschile e staffetta — è operazione tutt’altro che scontata. Rieder e Kainzwaldner, dopo il primo oro olimpico della carriera, hanno dimostrato di saper gestire la pressione anche in una gara diversa, collettiva. Voetter e Oberhofer, che avevano già scritto la storia poche ore prima, hanno confermato una solidità mentale notevole. Fischnaller, veterano del gruppo, ha fatto da collante. E Verena Hofer, che il podio individuale lo aveva sfiorato, ha contribuito con professionalità a questo bronzo che profuma di squadra più di ogni altro.

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