Lo slittino italiano travolge ogni pronostico: quattro medaglie e un bronzo nel relay che vale la storia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A Casa Italia, nel cuore pulsante dell’ospitalità azzurra, si festeggia qualcosa che nei programmi della vigilia non era nemmeno stato messo in preventivo. E non per scaramanzia, sia chiaro, quanto per la schiacciante egemonia che Germania e Austria hanno storicamente esercitato sullo slittino mondiale. Eppure la pista “Eugenio Monti” del Cortina Sliding Centre, quella stessa lama di ghiaccio che qualcuno temeva potesse essere troppo impegnativa per i padroni di casa, si è trasformata in un trampolino. Il bottino finale della spedizione azzurra del bob e slittino parla di quattro metalli pesanti, distribuiti con una simmetria perfetta: due ori e due bronzi, l’ultimo dei quali — quello della staffetta a squadre — arrivato giovedì sera con il valore aggiunto della condivisione -2-8.

Sono loro, i sei protagonisti, ad essere stati celebrati nel quartier generale azzurro. Da un lato Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, capaci di ribaltare il terzo posto parziale della prima manche con una seconda discesa da antologia, tanto da scavalcare gli austriaci Thomas Steu e Wolfgang Kindl e persino i tedeschi Tobias Wendl e Tobias Arlt, due autentiche leggende — sei ori olimpici in tre — relegate al bronzo per soli novanta millesimi -1-6. Dall’altro lato Andrea Voetter e Marion Oberhofer, le ragazze che hanno scritto il primo capitolo della storia olimpica del doppio femminile, debuttante proprio in questa edizione di Milano-Cortina: primo tempo in entrambe le run, un vantaggio amministrato con lucidità e un oro che mancava nello slittino rosa da tempi lontanissimi -6-7.

A completare il quadro, la medaglia di bronzo di Dominik Fischnaller nel singolo — quella che aveva aperto le danze — e l’amaro quarto posto di Verena Hofer. Proprio lei, la ventiquattrente di Bressanone, ha sfiorato il podio per sessantacinque millesimi, una manciata di respiri che però non ne ha scalfito la determinazione -5. Ed è sempre lei, insieme a Fischnaller e alle due coppie d’oro, a comporre la squadra del team relay che ha chiuso alle spalle della Germania — ennesima conferma della loro fabbrica del ghiaccio — e dell’Austria, lasciandosi dietro nazioni del calibro di Lettonia e Stati Uniti -2.

La Germania, va detto, ha fatto il vuoto in tutte e quattro le frazioni della staffetta. Un dominio talmente netto da rasentare l’implacabilità meccanica: la coppia Langenhan-Taubitz e i soliti Wendl-Arlt hanno limato millesimi su millesimi fino al tempo di 3:41.672. Ma l’Italia, con il suo 3:42.521, ha retto l’urto. Non è una medaglia di cortesia, quella cucita sul petto dagli azzurri: è il sigillo su una rincorsa tecnica e mentale che dura da anni, curata nei dettagli da chi lo slittino lo ha vissuto sulla propria pelle -2.

La squadra guidata da Armin Zöggeler — il leggendario “Re del ghiaino” capace di salire sul podio in sei Olimpiadi consecutive — ha centrato un obiettivo che nemmeno nelle proiezioni più ottimistiche appariva scontato. Se si esclude il singolo femminile, dove la sfortuna ha giocato un ruolo non secondario, in tutte le altre gare è arrivata una medaglia. Una continuità di rendimento che non si vedeva da decenni e che colloca l’Italia dello slittino al terzo posto nel medagliere della disciplina, alle spalle delle sole corazzate tedesca e austriaca -2.

La pista di Cortina, quella che qualche anno fa sembrava un rebus logistico, oggi è un fortino. I tempi sono stati brucianti, le curve strette e i rettilinei veloci hanno premiato chi — come Rieder e Kainzwaldner — ha saputo osare nel momento decisivo. Nella seconda manche del doppio maschile, infatti, i due azzurri hanno sì sbagliato qualcosa nel primo tratto, ma hanno chiuso con una velocità tale da tagliare il traguardo davanti a tutti, complice anche una sbandata nella curva finale degli statunitensi che li ha estromessi dalla lotta per le posizioni che contano -1.

Non è un caso che le celebrazioni a Casa Italia abbiano assunto i toni della conquista storica. Perché quando si parla di Olimpiadi giocate in casa, la pressione tende a schiacciare più che a sollevare. E invece questi sei atleti — quattro dei quali ora campioni olimpici — hanno ribaltato la consuetudine, regalando al medagliere azzurro una iniezione di fiducia che va ben oltre il dato numerico. Il conteggio complessivo delle medaglie italiane è schizzato verso l’alto, ma è il modo in cui sono arrivate a fare la differenza: con il coraggio di chi, partendo da inseguitore, ha costretto i favoriti a guardarsi alle spalle -2-5.

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