Bimba di tre mesi muore sull'A5, le versioni contraddittorie dell'autista del furgone

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Le dichiarazioni spontanee rese alla polizia stradale dal conducente del furgone coinvolto nell'incidente mortale dello scorso 6 dicembre sulla A5, presso Volpiano, hanno aperto una serie di interrogativi che i magistrati della procura di Ivrea stanno ora approfondendo con attenzione. L'uomo, la cui posizione è stata formalizzata nel registro degli indagati, avrebbe fornito due ricostruzioni differenti per giustificare la propria scelta di non fermarsi dopo lo schianto, una decisione che, stando alla testimonianza di due persone intervenute, sembrerebbe confermata dai fatti. Costoro, infatti, avrebbero osservato il conducente accostare il mezzo, ispezionare i danni riportati e allontanarsi dalla scena, un comportamento in netto contrasto con l'obbligo di prestare soccorso.

Le dinamiche dell'impatto e la ricerca del terzo veicolo

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il furgone avrebbe tamponato la vettura su cui viaggiavano una donna di 35 anni e la figlia di quasi tre mesi, residenti a Quincinetto. La violenza dell'urto avrebbe proiettato l'auto contro le barriere di cemento del guardrail centrale, mentre la piccola, ancora agganciata al suo seggiolino, sarebbe stata sbalzata fuori dall'abitacolo attraverso il finestrino. In quel momento drammatico, la neonata sarebbe stata investita da un terzo veicolo, il cui conducente non si è fermato e che risulta tuttora ricercato dalla polizia stradale, la quale sta vagliando ogni elemento utile alla sua identificazione.

La prima versione: lo scontro con un animale

La prima giustificazione addotta dall'autista, la quale circolava già nelle ore successive al fatto, è quella di un impatto con un animale. L'uomo avrebbe raccontato al proprio datore di lavoro di aver avuto "un incidente con un cinghiale", una versione che, tuttavia, non sembra trovare riscontro nelle prime verifiche tecniche e che i magistrati valutano con scetticismo, anche alla luce delle descrizioni fornite dai testimoni oculari. L'episodio, del resto, si è consumato in un tratto autostradale noto per la presenza di fauna selvatica, circostanza che rende plausibile, in astratto, una simile dinamica, ma che stride con le altre evidenze emerse.

Il peso delle testimonianze e le indagini in corso

A rendere particolarmente complessa la posizione dell'indagato sono proprio le dichiarazioni dei due testimoni, le quali, se confermate, delineerebbero una condotta incompatibile con la semplice convinzione di aver urtato un animale. Il fatto di essersi fermato, di aver verificato i danni materiali al proprio mezzo e di essere ripartito senza allertare i soccorsi né prestare aiuto agli occupanti dell'altra vettura, gravemente danneggiata, costituisce il nucleo centrale delle indagini. Gli accertamenti, che procedono senza sosta, mirano a stabilire con precisione la dinamica del sinistro e a verificare la compatibilità delle lesioni riscontrate sui veicoli con le diverse versioni fornite.

Le indagini, coordinate dalla procura, si concentrano ora sull'incrocio tra i dati tecnici, le perizie avviate sui veicoli e gli elementi testimoniali, al fine di ricostruire una verità giudiziaria che possa fare piena luce sulla tragedia. La polizia stradale, dal canto suo, prosegue parallelamente le attività investigative per individuare il conducente del terzo veicolo coinvolto, la cui fuga ha contribuito a rendere ancora più intricata la vicenda.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.