Le gambe che hanno cambiato tutto, il silenzio delle Kessler

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Centocinque centimetri di gambe, stacchi di coscia che la televisione dell'Italia puritana dei Sessanta tentava di velare, senza riuscire a soffocare il sogno che quelle forme perfette e sincrone avevano acceso negli occhi di un pubblico ancora ingenuo. Quel che restava, al di là delle piume svettanti e delle paillettes riflettenti, era l'impalcatura di un talento autentico, forgiato da ore infinte alla sbarra, che sosteneva una femminilità moderna e mai pruriginosa. Una rivoluzione di stile e di presenza, la loro, che ha travalicato i confini dello schermo per entrare di diritto nell'immaginario collettivo, lasciando un'eredità che va ben oltre le coreografie di cabaret.

L'ultimo saluto in televisione

Proprio a quel lascito, così potente e duraturo, ha reso omaggio il programma pomeridiano di Rai1, che in un recente appuntamento ha svelato dettagli inediti, concentrandosi sulla scomparsa delle gemelle, avvenuta insieme nella loro casa in Germania. Tanti gli ospiti in studio, chiamati a commentare e a ricordare, ciascuno dei quali ha portato un tassello di una memoria corale, ricostruendo il ricordo di un'epoca e di un modo di fare spettacolo che non esiste più. Un tributo sentito, il loro, che ha evitato il tono agiografico per restituire invece la complessità di due artiste complete.

La scelta e il quadro normativo

La circostanza della loro dipartita, avvenuta per suicidio assistito, ha riacceso i riflettori sulle differenze legislative tra i due paesi. Un caso come quello delle Kessler, infatti, in Italia non avrebbe trovato spazio giuridico, poiché la normativa tedesca – che pure è in evoluzione – prevede, per accedervi, che la persona sia maggiorenne e pienamente capace di autodeterminarsi, senza l'obbligo di essere affetta da una patologia terminale. Il medico, in tale contesto, deve limitarsi a constatare la sussistenza della capacità di intendere e di volere, accertando che la decisione sia stata formata in maniera libera e consapevole, un iter che appare molto diverso da quello discusso nel nostro paese.

Il testamento come ultimo atto di generosità

Anche le loro ultime volontà, come riportato dalla stampa tedesca, rispecchiano una coerenza di vita fuori dal comune. Non avendo figli né eredi diretti, le due artiste hanno disposto che il proprio patrimonio fosse interamente devoluto a una serie di enti di beneficenza. Tra i beneficiari designati, alcuni dei quali si occupano di assistenza sanitaria internazionale e di sostegno ai più vulnerabili, questo gesto finale si configura come l'ultimo, significativo capitolo di un'esistenza dedicata anche alla filantropia, lontano dai riflettori.

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