Le gambe che hanno cambiato tutto, il silenzioso addio delle gemelle Kessler

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Centocinque centimetri di gambe, quelle che hanno scritto la storia dello spettacolo italiano, non furono semplicemente una misura anatomica ma il perno di una rivoluzione di stile e di femminilità, la quale, sebbene costretta a velarsi negli stacchi di coscia dall'Italia puritana degli anni Sessanta, riuscì ugualmente ad accendere la fantasia di un pubblico, allora ancora ingenuo, con quelle sgambettate in sincrono divenute immediatamente iconiche. Un talento autentico, il loro, forgiato da ore infinite alla sbarra, che si esprimeva in un'esplosione di piume svettanti, di paillettes riflettenti e di frange cabaret, le quali sostenevano una sensualità mai pruriginosa ma anzi elegante e consapevole, capace di segnare un'epoca. Quel loro modo di essere, così moderno eppure radicato in una disciplina ferrea, rappresentò per molti la prima, folgorante scoperta di un mondo più glamour e internazionale, trasmesso attraverso uno schermo televisivo ancora in bianco e nero.

Il ricordo in uno studio televisivo

Proprio alla televisione, e in particolare al programma "La Volta Buona" condotto da Caterina Balivo su Rai1, è toccato il compito di raccogliere, in un recente appuntamento, le voci di chi le ha conosciute, in uno studio trasformato in un ideale salotto dei ricordi. Tra gli ospiti, alcuni dei quali hanno condiviso frammenti della loro lunga carriera, sono emersi aneddoti e dettagli inediti, come il ricordo di un noto direttore d'orchestra che ne aveva apprezzato la professionalità, contribuendo a dipingere un ritratto a tutto tondo delle due artiste, celebrate non solo per la loro bellezza ma per la solida competenza che sta dietro a ogni successo duraturo.

La scelta e il suo contesto giuridico

La loro scomparsa, avvenuta insieme nella casa di Grünwald, un paesino vicino a Monaco di Baviera, ha riacceso i riflettori, in maniera del tutto naturale, sulle legislazioni riguardanti la fine della vita. In Germania, infatti, dove le due sorelle hanno scelto di concludere la loro esistenza, l'accesso al suicidio assistito è regolato da una normativa che, a differenza di quella italiana, non richiede che la persona sia affetta da una patologia terminale; è sufficiente, come nel loro caso, che sia maggiorenne e pienamente capace di autodeterminarsi, con un medico chiamato a constatare esclusivamente la capacità di intendere e di volere e che la decisione sia stata presa in modo libero e consapevole, senza alcuna costrizione esterna.

L'ultimo gesto di generosità

Oltre alla scelta che ha posto fine alle loro vite, Alice ed Ellen Kessler hanno lasciato un'ulteriore, significativa testimonianza del loro carattere attraverso le disposizioni testamentarie, ricostruite dalla stampa tedesca dopo la morte. Prive di figli e di eredi diretti, le gemelle hanno destinato l'intero proprio patrimonio a una serie di organizzazioni benefiche di rilevanza internazionale, dimostrando una generosità che travalica la loro stessa esistenza. Tra i beneficiari di questo lascito, che parla di un'attenzione profonda verso le sofferenze del mondo, figurano infatti enti come Medici Senza Frontiere, Unicef e la Christian Blind Mission, a cui si aggiungono fondazioni che si occupano della protezione dei pazienti e del sostegno sociale per gli artisti, quasi a voler chiudere un cerchio che unisce la loro storia personale a un impegno solidale più ampio.

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