Le gemelle Kessler e il loro ultimo atto, un addio in piena consapevolezza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ultimo gesto, compiuto in simultanea e con assoluta lucidità, ha sigillato un’esistenza trascorsa all’insegna di una rara, perfetta simbiosia. Alice ed Ellen Kessler, le gemelle che divennero un’icona dello spettacolo e del varietà televisivo, hanno pianificato insieme il loro commiato, ricorrendo al suicidio assistito lo scorso 17 novembre. Come hanno spiegato i loro collaboratori più stretti, fu un atto di piena autonomia: “È il medico a preparare l’infusione, ma deve essere rigorosamente il paziente a girare la valvola perché le venga iniettata”. In quel movimento, semplice e irrevocabile, si è compiuto il destino di due donne che scelsero di essere inseparabili, nella vita come nella morte, dopo aver a lungo valutato ogni aspetto di una decisione così profonda.
Una scelta meditata e il percorso legale
Prima di quel momento, le sorelle avevano seguito un iter preciso, che la normativa richiede per casi del genere. Ricevettero la visita di un legale, il cui compito era accertarsi che la loro volontà non fosse frutto di un impulso momentaneo. Doveva verificare, infatti, che la decisione fosse maturata in un arco di tempo sufficiente, che non vedessero alternative praticabili e, soprattutto, che fosse totalmente libera da condizionamenti esterni o da patologie psichiatriche che potessero inficiare il loro discernimento. Un percorso, questo, che hanno affrontato con la medesima determinazione che le aveva sempre distinte nella carriera, circondate dalla presenza di una dottoressa e dello stesso giurista, a garanzia della correttezza di ogni passaggio.
Le reazioni dei media e un racconto sospeso
La notizia della loro scomparsa, tuttavia, non ha trovato sui media tedeschi lo spazio che molti si sarebbero aspettati per figure di tale rilievo storico e culturale. A parte il tabloid Bild, che ha dedicato loro il titolo di apertura con un pezzo intitolato “Le gemelle Kessler, insieme nella morte”, la cronaca è rimasta confinata in pochi articoli, sparendo in fretta dalle homepage dei principali siti d’informazione. Il tono di alcuni commenti, come quello del quotidiano più letto del Paese che le immaginava danzare “con la grazia e le loro gambe infinite nel cielo”, ha tentato di trasfigurare una scelta drammatica in un’immagine quasi eterea, un ultimo ricordo di eleganza per due artiste che hanno segnato un’epoca.
L'eredità di un gemellaggio oltre la scena
Quello che rimane, al di là della commozione e del dibattito, è la coerenza di un legame che ha superato i confini della professione per diventare il perimetro stesso della loro esistenza. La loro storia, che le ha viste protagoniste indiscusse del dopoguerra tedesco, si è chiusa con un atto che ne riassume l’essenza: un’unione inscindibile e una volontà ferrea, portate fino alle estreme conseguenze. La loro fine, affrontata con la medesima consapevolezza con cui avevano calcato i palcoscenici di tutto il mondo, resta una testimonianza forte, e per molti aspetti sorprendente, di come abbiano scelto di mantenere il controllo fino all’ultimo respiro.




