Le gemelle Kessler, un addio in casa tra diritto e dignità

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un medico e un avvocato hanno varcato la soglia di quella casa a Gruenwald, un’abitazione che divenne, in un giorno preciso, il luogo estremo di una scelta irrevocabile. Alice ed Ellen Kessler, le gemelle il cui nome è indissolubilmente legato alla storia dello spettacolo italiano, hanno deciso di concludere insieme la loro esistenza, ricorrendo al suicidio assistito. Come erano vissute, all’unisono nella carriera e nella notorietà, così hanno scelto di andarsene, in un ultimo gesto di coerenza che ha lasciato il mondo della televisione e del varietà senza due delle sue figure più iconiche. La loro scomparsa, avvenuta all’età di ottantanove anni, non è un fatto improvviso ma l’esito di un percorso meditato, il cui svolgimento ha seguito un protocollo definito e assistito.

La presenza discreta dell'associazione

Ad accompagnarle in questo passaggio, la cui cornice legale in Germania è oggetto di un dibattito che prosegue da anni, è stata la “Deutsche Gesellschaft fuer humanes Sterben”, la più nota associazione tedesca che si occupa di fine vita. Wega Wetzel, portavoce dell’organizzazione, ha confermato il proprio ruolo, spiegando come l’intervento si sia svolto nel pieno rispetto delle volontà espresse dalle due donne. La presenza congiunta di un legale e di un dottore, elementi che caratterizzano la procedura dell’associazione, mira a garantire che ogni fase sia condotta nella massima trasparenza e nel rigido rispetto della normativa, per quanto complessa e non uniforme a livello nazionale. Una scelta, quella delle Kessler, che si colloca in un solco già tracciato da altri casi, i quali, pur nella loro drammaticità, alimentano una riflessione pubblica sul significato dell’autodeterminazione.

L'intervento delle forze dell'ordine

Informata dell’accaduto, la polizia bavarese ha inviato sul posto una pattuglia, la quale ha potuto soltanto constatare il decesso delle due sorelle. Le indagini, che seguono un iter consolidato in circostanze simili, sono state avviate per accertare la piena regolarità delle operazioni e l’assenza di elementi che possano configurare un reato. Benché tutto, dalle prime ricostruzioni, appaia conforme a una scelta liberamente espressa e sostenuta da una struttura organizzata, le autorità procedono con le verifiche di routine, raccogliendo gli elementi utili a delineare il quadro completo della vicenda. Un passaggio dovuto, che sottolinea come la materia del fine vita, nonostante le pronunce di alcune corti, rimanga un terreno delicato e strettamente sorvegliato.

L'eredità per Medici Senza Frontiere

Mentre si dipana la cronaca giudiziaria, emergono particolari sull’ultima volontà delle gemelle, legata non ai beni materiali ma a un ideale di solidarietà. Il loro patrimonio, stando a quanto esse stesse avevano anticipato in passato, è destinato a confluire nelle casse di Medici Senza Frontiere. “Non abbiamo più parenti e se li abbiamo non li conosciamo”, avevano dichiarato, motivando una scelta dettata dall’ammirazione per un’organizzazione che “rischia la vita per gli altri” e che ha visto il proprio operato riconosciuto con il Premio Nobel per la Pace. Un gesto che chiude il cerchio di una vita pubblica, proiettando il loro ricordo oltre la ribalta, verso un impegno umanitario che sopravviverà alla loro stessa storia.

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