Le gemelle Kessler, un addio che riapre ferite antiche
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La scomparsa di Alice ed Ellen Kessler, avvenuta in Germania attraverso il suicidio assistito, ha sollevato un velo su questioni etiche profonde e, inevitabilmente, ha riecheggiato pagine buie della storia tedesca. Mario Adinolfi, commentando l’accaduto, ha espresso critiche verso i media, rilevando come da parte loro si sia registrata «poca compassione» e «nessun cordoglio», sostituiti invece da una «ideologica esaltazione» di fronte al macabro duplice suicidio. Egli ha collocato la fine delle due artiste all’interno di un contesto storico ben preciso, associandola, seppur in forme e tempi diversi, a quel «lungo elenco di anziani, disabili, sofferenti che dalla fine degli Anni Trenta lo Stato tedesco ha iniziato a sterminare perché rappresentavano un costo inutile». Un parallelo che rimanda esplicitamente al «programma Aktion T4», l’iniziativa nazista di eutanasia forzata, della quale, come ricordato, lo stesso Joseph Goebbels fece un film di propaganda che trionfò persino al festival di Venezia del 1941.
Memorie di un incontro italiano
Il ricordo delle Kessler, che hanno segnato un’epoca della televisione e dello spettacolo europeo, affiora nitido anche in Italia, dove si esibirono più volte. Una di queste occasioni fu a Varallo, il 2 dicembre 2011, quando il Civico ospitava il secondo spettacolo della stagione teatrale. In cartellone c’era «Dr. Jekyll Mr. Hyde – Sogni e visioni», ispirato al racconto di Robert Louis Stevenson, e nel cast figuravano, accanto ad Alessandro Benvenuti e Rosalinda Celentano, proprio le gemelle Alice ed Ellen Kessler. Di quel passaggio resta una testimonianza fotografica, un po’ sfocata, che le ritrae mentre vivono la città, un frammento di vita che oggi acquista un valore commemorativo ancor più intenso. La loro carriera, del resto, fu costellata di successi ma anche di giudizi contrastanti; Pier Paolo Pasolini, ad esempio, ne rimase colpito in modo particolare, sebbene non proprio in senso positivo, descrivendole in una sua riflessione come due automi che si muovevano con «evoluzioni d’una assoluta facilità», capaci di dare una «inalterabile e iterativa soddisfazione al bambino che li osserva».
Gli ultimi atti e le sofferenze
Oltre le luci della ribalta, gli ultimi tempi della vita delle gemelle sono stati segnati dalla malattia e dalla sofferenza fisica, come emerge dalle rivelazioni del quotidiano bavarese Abendzeitung, al quale erano profondamente legate. Il giornale ha portato alla luce alcuni dettagli significativi degli ultimi giorni, come la lettera con cui avevano programmato l’annullamento del loro abonamento. Ancora più toccanti appaiono le parole che Ellen Kessler aveva pronunciato nel 2024, nelle quali raccontava, senza filtri, il suo stato di salute: «Mi hanno impiantato un pacemaker e, poi, ho iniziato a curare le infezioni del tratto urinario. Le pillole mi fanno quasi deprimere». Una confessione che dipinge un quadro di declino fisico e di patimento, offrendo uno spaccato umano e crudo sulle motivazioni che possono aver condotto alla loro decisione finale, un gesto estremo di cui, però, non spetta a noi giudicare la legittimità.
La cronaca nera e il rispetto dei fatti
La vicenda, per la sua natura, sfiora inevitabilmente i territori della cronaca nera, che deve essere trattata con il massimo rispetto, evitando dettagli espliciti e concentrandosi piuttosto sull’evoluzione dei fatti e sul loro contesto. L’attenzione si è focalizzata, in questo caso, sulle indagini e sulle dichiarazioni ufficiali, senza scadere in morbosità o in speculazioni gratuite. L’Abendzeitung, con il suo rapporto privilegiato con le gemelle, ha avuto un ruolo centrale nel riportare gli ultimi, significativi tasselli di questa storia, dalla lettera d’addio alle condizioni di salute che hanno afflitto Ellen, contribuendo a delineare un quadro più completo, sebbene ancora carico di interrogativi etici e di un dolore silenzioso che trascende la semplice notizia.




