I Pinguini Tattici Nucleari a San Siro: musica, coriandoli e un messaggio contro il femminicidio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Sarebbe bello se, a questo punto della nostra carriera, si iniziasse a parlare dei Pinguini Tattici Nucleari come storia a sé». Riccardo Zanotti, frontman della band bergamasca, non nasconde una certa insofferenza verso i paragoni che da anni li accompagnano – Elio e le Storie Tese, Stato Sociale, persino i Coldplay – e che rischiano di appiattire un percorso artistico ormai maturo. Lo dimostra lo show di martedì 10 giugno a San Siro, il primo di due date da 60mila spettatori l’una, dove i sei musicisti hanno trasformato il palco in un manifesto sonoro e visivo, tra esplosioni di coriandoli, intelligenza artificiale e un commovente intervento sulla violenza di genere.

Già dalla prima canzone, Hello World, 350 chili di coriandoli hanno invaso l’aria, un’esplosione di colori che Zanotti aveva definito «uno statement: ti avvisiamo che succederà di più». E infatti il concerto, pur radicato nel pop italiano, ha sfidato i confini del genere con inserti elettronici, proiezioni algoritmiche e un dialogo costante tra umano e digitale. Non una semplice esibizione, ma una riflessione scenografica sull’era dell’AI, dove le melodie si intrecciano a interrogativi sulla coscienza e la tecnologia.

Momento chiave della serata è stato l’intervento di Chiara Tramontano, sorella di Giulia, uccisa nel 2023 dal compagno Alessandro Impagnatiello. «Mia sorella era una promessa, e con lei il piccolo Thiago. Non è un simbolo, è rimasta una persona», ha detto prima di lasciare spazio a Alieni, brano che Zanotti ha cantato sospeso sopra il pubblico, fisicamente e metaforicamente. Quella canzone, ha spiegato Chiara, non è un ricordo ma «un varco verso un mondo migliore», trasformando il palco in un altare laico contro i femminicidi.

Lo stadio, intanto, vibrava. E se i numeri – 120mila biglietti venduti – ricordano le imprese di Vasco Rossi, l’atteggiamento della band è l’opposto: niente eccessi, zero divismo, solo l’«utopia» di chi crede nella musica come strumento di connessione. Anche quando, durante Alieni, Zanotti ha «volato» letteralmente sopra la folla, il gesto è parso naturale, l’apice di un crescendo emotivo più che un effetto fine a sé stesso.

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