Vandalizzata la foiba di Basovizza alla vigilia del Giorno del Ricordo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La foiba di Basovizza, monumento nazionale e luogo simbolo della memoria storica italiana, è stata oggetto di un atto vandalico alla vigilia del Giorno del Ricordo, che si celebra il 10 febbraio per commemorare le vittime delle foibe. Nelle prime ore dell’8 febbraio 2025, sono comparse tre scritte in lingua slava, tra cui “Trst je nas” (Trieste è nostra) e “Trieste è un pozzo”, oltre a un’altra frase che recitava “Morte al fascismo, libertà al popolo”. Un gesto che ha suscitato immediata indignazione, non solo per il luogo colpito, ma anche per il tempismo, a poche ore da una ricorrenza che ricorda una delle pagine più tragiche della storia italiana.

Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, intervenuto personalmente per rimuovere le scritte, non ha nascosto il proprio disappunto, commentando con una frase che ha fatto il giro dei media: “Sono dispiaciuto. La mamma dei cretini è sempre incinta”. Un’affermazione che, pur nella sua crudezza, riflette il clima di frustrazione e rabbia per un atto che va ben oltre il semplice vandalismo, toccando nervi scoperti della memoria collettiva. Dipiazza, visibilmente amareggiato, ha sottolineato l’importanza di preservare luoghi come Basovizza, che rappresentano non solo un monito per le future generazioni, ma anche un punto di riferimento per chiunque voglia comprendere le complessità della storia del confine orientale.

Anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta duramente sulla vicenda, definendo l’atto come un “oltraggio alla nazione intera”. “Oltraggiare un monumento nazionale significa calpestare la memoria dei martiri delle foibe e diffamare la nazione intera”, ha dichiarato, ribadendo l’importanza di difendere la verità storica e il ricordo di chi ha perso la vita in quelle cavità carsiche, utilizzate come strumento di repressione e morte durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Le sue parole hanno trovato eco in quelle del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, che ha parlato di un “atto oltraggioso” e della necessità di contrastare chi cerca di ridimensionare o negare questa tragedia.

La foiba di Basovizza, situata nell’altopiano triestino, è diventata nel tempo un simbolo delle sofferenze patite dagli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, costretti a fuggire o uccisi in quelle voragini naturali. Un luogo che, ogni anno, richiama migliaia di visitatori e rappresenta un punto di incontro per le commemorazioni ufficiali. Proprio per questo, l’atto vandalico assume un significato particolarmente grave, non solo per il danno materiale, ma per il messaggio che veicola: un tentativo di cancellare o ridicolizzare una memoria ancora viva e dolorosa.

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