Tensioni che resistono dopo ottant'anni. Ecco chi le alimenta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La foiba di Basovizza, monumento nazionale che sorge sul Carso triestino, è stata nuovamente al centro di un atto di vandalismo che ha riacceso tensioni mai sopite. Nella notte tra venerdì e sabato, a poche ore dal Giorno del Ricordo, celebrato il 10 febbraio, sono comparse tre scritte in vernice rossa: «Trst je nas» (Trieste è nostra), «Trieste è un pozzo» e «Smrt Fasizmu Svoboda Norodom» (Morte al fascismo, libertà al popolo). A queste si aggiunge il numero "161", il cui significato rimane per ora oscuro. Le frasi, due in lingua slava e una in italiano, hanno imbrattato il luogo simbolo della memoria delle vittime delle foibe, dove nel 1945 furono occultati i corpi di un numero imprecisato di prigionieri, militari e civili uccisi dalle truppe jugoslave di Tito.

Il gesto, che ha suscitato indignazione, arriva in un momento già carico di significato storico. La foiba di Basovizza, infatti, rappresenta non solo un monito contro gli orrori del passato, ma anche un ponte tra Italia e Slovenia, due nazioni che hanno cercato di costruire un futuro comune, pur senza dimenticare le ferite del conflitto. Proprio per questo, le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella risuonano con particolare forza: «Nulla può far tornare indietro la Storia che Slovenia e Italia hanno costruito e costruiscono insieme». Un messaggio che, pur nella sua fermezza, sembra voler sottolineare l’importanza di guardare avanti, senza negare il passato.

La reazione del premier Giorgia Meloni è stata immediata e netta. Definendo l’atto un «oltraggio a tutta la nazione», ha ribadito come il monumento di Basovizza non sia solo un simbolo locale, ma un patrimonio collettivo che appartiene all’intero Paese. La sua posizione, tuttavia, non è rimasta immune da polemiche, soprattutto da parte di alcuni esponenti della sinistra, che hanno criticato il tono utilizzato, accusandola di strumentalizzare l’evento per fini politici.

Quello delle foibe è un capitolo doloroso della storia italiana, che per decenni è stato quasi rimosso dalla coscienza collettiva. Tra il 1943 e il 1947, migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono uccisi e gettati nelle cavità carsiche, mentre almeno 250mila persone furono costrette all’esodo, abbandonando le proprie case per sfuggire alla repressione delle truppe jugoslave. Un dramma che, nonostante il tempo trascorso, continua a dividere, come dimostrano episodi come quello di Basovizza.

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