Foibe vandalizzate a Basovizza, il sindaco ripulisce le scritte: «La memoria non si cancella»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La foiba di Basovizza, luogo simbolo di una delle pagine più tragiche e controverse della storia europea, è stata oggetto di un atto vandalico alla vigilia del Giorno del Ricordo, che si celebra il 10 febbraio. Nella notte tra venerdì 7 e sabato 8 febbraio, ignoti hanno imbrattato il monumento con scritte in lingua slava, tra cui «Trst je nas» (Trieste è nostra) e «Trieste è un pozzo». Un gesto che ha suscitato indignazione e dolore, soprattutto per la prossimità della ricorrenza dedicata alle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, non ha perso tempo e si è recato personalmente sul posto per rimuovere le scritte, dimostrando con i fatti il proprio disprezzo per un’azione definita «miserevole e vigliacca». «Sono dispiaciuto. La mamma dei cretini è sempre incinta», ha commentato amaramente, citando una frase che è diventata emblematica del suo sdegno. Il primo cittadino ha voluto così ribadire l’importanza di preservare la memoria storica, soprattutto in un luogo come Basovizza, che rappresenta un patrimonio condiviso e un monito per le generazioni future.

L’episodio, avvenuto a pochi giorni dall’ottantesimo anniversario delle tragedie che hanno segnato l’Europa durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, riaccende i riflettori su una ferita ancora aperta. Le foibe, cavità naturali utilizzate per gettare i corpi di migliaia di italiani uccisi per motivi politici o etnici tra il 1943 e il 1945, sono diventate un simbolo di quell’odio che ha attraversato il continente, lasciando cicatrici profonde.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, ha definito l’atto «oltraggioso», sottolineando come dietro a tali gesti si celi il tentativo di negare o sminuire una tragedia storica. «C’è tutto l’odio di chi vorrebbe ancora derubricare questa pagina dolorosa», ha affermato, ribadendo la necessità di difendere la verità e il ricordo. Un concetto condiviso anche da Maurizio De Poli, senatore di Forza Italia, che ha ricordato come la memoria non possa essere cancellata da azioni vili, ma debba essere tramandata attraverso il racconto dei fatti e delle storie di chi ha perso la vita in quelle voragini.

Basovizza, oggi monumento nazionale, non è solo un luogo di commemorazione, ma anche un punto di riferimento per comprendere le complessità e le contraddizioni di un periodo storico che ha segnato profondamente il confine orientale italiano. Le scritte vandaliche, oltre a offendere la dignità delle vittime, rischiano di alimentare tensioni in una regione dove il passato è ancora vivo e spesso strumentalizzato.

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