Torino e Cagliari, atti vandalici contro la memoria delle foibe

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo episodio di vandalismo ha colpito i luoghi simbolo della memoria delle foibe, in un momento in cui l’Italia si prepara a commemorare il Giorno del Ricordo, istituito per onorare le vittime delle persecuzioni e degli infoibamenti avvenuti durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale per mano delle truppe jugoslave di Tito. A Torino, davanti alla targa che ricorda l’esodo istriano, è comparsa una scritta oltraggiosa, definita da più parti un “attacco all’intera nazione”. L’atto, che ha suscitato indignazione, non è isolato: a Cagliari, il muro antistante il parco dedicato ai martiri delle Foibe, in via San Lucifero, è stato imbrattato con frasi offensive contro i “fascisti”, scatenando la reazione delle autorità locali, che hanno chiesto un intervento immediato per rimuovere le scritte e ripristinare la dignità del luogo.

A Basovizza, nel Carso triestino, dove domani si terrà la cerimonia ufficiale del Giorno del Ricordo, sono state rinvenute scritte vandaliche in sloveno e italiano, tra cui “Trst je nas” (Trieste è nostra) e “Smrt Fasizmu Svoboda Norodom” (Morte al fascismo, libertà al popolo), oltre alla frase “è un pozzo”, lasciate sull’asfalto all’ingresso del monumento. La foiba, situata in un’area isolata e circondata da una fitta vegetazione, è da anni al centro di tensioni e polemiche, che si acuiscono in prossimità delle commemorazioni. Le indagini della Digos sono già in corso, con l’ausilio delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, per identificare i responsabili di un gesto che ha riacceso il dibattito sulla memoria storica e sulle divisioni che ancora persistono.

L’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen, intervenuta sulla questione, ha sottolineato l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni i valori della memoria storica, ribadendo che la Regione sostiene progetti educativi volti a far luce su una delle pagine più tragiche della storia nazionale. “Nonostante siano passati ottant’anni – ha dichiarato – c’è chi continua a vivere nell’ipocrisia, negando o giustificando un massacro che non può essere dimenticato né svilito”. Le parole di Rosolen risuonano come un monito in un contesto in cui, nonostante i progressi storiografici, permangono visioni distorte e strumentalizzazioni politiche di eventi che hanno segnato profondamente il Paese.

Gli atti vandalici, che hanno colpito sia Torino che Cagliari, non sono semplici gesti di inciviltà, ma rappresentano una forma di intolleranza che, purtroppo, trova ancora spazio in alcune frange della società, comprese le nuove generazioni. La scritta “Zedda, fai pulire subito”, apparsa a Cagliari, è un esempio di come questi episodi siano percepiti come un’offesa non solo alle vittime delle foibe, ma anche ai loro familiari e a quanti custodiscono il ricordo di quelle tragedie. La reazione delle istituzioni, che hanno condannato con fermezza gli atti, dimostra la necessità di preservare la memoria storica da ogni forma di negazionismo o revisionismo.

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