Foiba di Basovizza, la retorica anticomunista al centro delle celebrazioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quest’anno, le commemorazioni alla foiba di Basovizza hanno assunto un tono diverso rispetto al passato. Se in precedenza l’attenzione si concentrava principalmente sulle vittime italiane dell’odio etnico e sul risentimento per la perdita dell’Istria e di altri territori, quest’anno il fulcro è stato spostato su una condanna unanime del comunismo, in particolare di quello jugoslavo. La novità risiede nell’accusa esplicita rivolta al regime di Tito, ritenuto responsabile non solo della morte di «migliaia di italiani», ma anche di «decine di migliaia di sloveni e centinaia di migliaia di croati». Un’amplificazione che, pur mantenendo viva la memoria delle foibe, sembra voler allargare il campo della riflessione storica.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento al Quirinale in occasione del Giorno del Ricordo, ha sottolineato l’importanza di preservare la memoria delle vittime, ma ha anche ammonito contro il rischio di strumentalizzazioni. «La memoria perde il suo valore autentico se diventa veicolo di divisioni o rancori», ha dichiarato, in un discorso che non ha risparmiato critiche a nessuno. Mattarella ha ricordato le responsabilità del regime fascista, che con le sue politiche repressive alimentò tensioni nei territori di confine, e quelle del regime comunista jugoslavo, responsabile delle esecuzioni sommarie e degli infoibamenti. Ha inoltre rivolto un’accusa alla sinistra italiana, colpevole, a suo dire, di aver trattato con «diffidenza» gli esuli provenienti da Istria, Fiume e Dalmazia.

La destra italiana, da parte sua, ha trovato nel Giorno del Ricordo un momento di forte identificazione. Una ricorrenza che, dopo decenni di oblio o di negazionismo, viene oggi celebrata con solennità in ogni angolo del Paese: nelle scuole, nelle istituzioni, nelle trasmissioni Rai e attraverso le testimonianze degli esuli. Quella campagna di verità, portata avanti fin dagli anni Sessanta da parte di alcuni settori politici, spesso inascoltata o ridicolizzata, sembra aver finalmente trovato un riconoscimento ampio e trasversale.

Il Giorno del Ricordo commemora non solo le vittime delle foibe, ma anche l’esodo giuliano-dalmata, che vide circa 300mila italiani costretti ad abbandonare le loro case nella Venezia Giulia e nella Dalmazia. Una tragedia che, come ha ricordato Mattarella, fu a lungo sottovalutata. Oggi, però, la retorica sembra essersi spostata su un piano più ampio, dove la condanna del comunismo jugoslavo si intreccia con una riflessione più generale sulle conseguenze delle ideologie totalitarie.

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