Tokyo spera nella missione anti-dazi e chiude in rialzo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Borsa di Tokyo ha chiuso la prima seduta della settimana in territorio positivo, segnando un rialzo dello 0,38% e portando l’indice Nikkei a quota 37,028.27 punti, con un guadagno di 141 punti rispetto alla chiusura precedente. Questo recupero, che allontana il listino dai minimi degli ultimi sei mesi, arriva nonostante l’incertezza persistente sulle trattative commerciali globali, in particolare dopo l’imposizione dei dazi statunitensi, che continuano a generare ripercussioni sull’economia mondiale. L’accelerazione degli indici azionari americani ha contribuito a sostenere il mercato giapponese, anche se le tensioni commerciali restano un fattore di disturbo per gli investitori.

Le misure protezionistiche annunciate da Donald Trump, inizialmente durante la campagna elettorale e poi ribadite nel corso del suo mandato, stanno ridefinendo gli equilibri del commercio internazionale. Queste politiche, che mirano a tutelare le produzioni nazionali, hanno sollevato preoccupazioni tra i principali partner commerciali degli Stati Uniti, tra cui Canada, Messico, Unione Europea e Cina. Paesi in cui l’interscambio commerciale rappresenta una componente fondamentale del Pil. La mossa di Trump, che alcuni interpretano come un tentativo di ridurre i costi e i rischi legati alla situazione europea, potrebbe anche nascondere un obiettivo strategico più ampio: avvicinarsi alla Russia per bilanciare l’influenza della Cina, considerata da Washington un antagonista irriducibile nel riassetto geopolitico globale.

La decisione di imporre dazi, definiti da molti come “nuove tasse”, ha scatenato una reazione a catena. Martin Wolf, editorialista del Financial Times, ha sottolineato come il costo economico dell’attacco al sistema di regole globali da parte di Trump non sia stato adeguatamente valutato. L’abbandono del ruolo di guida da parte degli Stati Uniti, nazione che ha storicamente plasmato il capitalismo e le democrazie su regole condivise, rischia di avere un impatto negativo sulla crescita globale. La volatilità e l’incertezza, che già caratterizzano i mercati, potrebbero accentuarsi nei prossimi mesi, complicando ulteriormente il quadro economico internazionale.

Intanto, un nuovo fenomeno sta prendendo piede: la cosiddetta “dazifobia” (o tariphobia), che descrive la crescente preoccupazione di imprenditori e consumatori di fronte alle minacce di nuovi dazi. Trump ha infatti annunciato l’intenzione di applicare tariffe del 25% sulle importazioni dall’Unione Europea, dopo aver già colpito Canada, Messico e Cina. Questa escalation ha spinto molte aziende a rivedere le proprie strategie, cercando di adattarsi a un contesto sempre più imprevedibile. Alcuni studi internazionali evidenziano come la paura dei dazi stia influenzando non solo le decisioni aziendali, ma anche i comportamenti dei consumatori, con possibili ripercussioni sulla domanda globale.

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