Trattamento integrativo, recupero fino a 1.200 euro entro il 26 ottobre

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I lavoratori dipendenti che non hanno incassato il trattamento integrativo, meglio noto come ex bonus Renzi, o che lo hanno ricevuto in misura inferiore a quanto spettava, hanno ancora pochi giorni di tempo per sistemare la propria posizione. La scadenza è fissata per lunedì 26 ottobre 2026 e il canale da utilizzare è quello del modello 730 integrativo. La cifra massima recuperabile ammonta a 1.200 euro annui, esentasse, corrispondenti a 100 euro al mese.

Che cos'è il trattamento integrativo e chi ne ha diritto

Il trattamento integrativo ha una storia ormai decennale: introdotto nel 2014 come bonus di 80 euro voluto dal Governo Renzi, è stato successivamente elevato a 100 euro mensili e ufficialmente rinominato Trattamento Integrativo (TIR) a partire dal 2020. Non si tratta di un assegno automatico, poiché il suo riconoscimento dipende da precisi scaglioni di reddito complessivo. Fino a 15.000 euro annui il beneficio spetta in misura piena, ma con una condizione tecnica fondamentale: l'imposta lorda sui redditi di lavoro dipendente deve risultare superiore alla detrazione per lavoro dipendente diminuita di 75 euro, rapportata ai giorni effettivi di attività.

La situazione cambia per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, fascia nella quale il trattamento integrativo non è automatico. In questo caso il diritto scatta soltanto se la somma di determinate detrazioni, tra cui quelle per familiari a carico, interessi sui mutui prima casa e spese sanitarie, supera l'imposta lorda dovuta. L'importo riconosciuto è pari alla differenza tra detrazioni e imposta, con un tetto massimo di 1.200 euro. Oltre i 28.000 euro di reddito complessivo, invece, il beneficio non spetta in alcun caso.

Restano esclusi anche i pensionati e i lavoratori autonomi, mentre possono accedervi alcune categorie con redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente.

Perché il bonus può non arrivare in busta paga

Di norma il datore di lavoro eroga il trattamento integrativo direttamente nel cedolino mensile, senza che il dipendente debba presentare alcuna domanda. Il meccanismo, però, si basa sulle informazioni reddituali di cui l'azienda dispone e che potrebbero non essere complete. Quando si cambia impiego nel corso dell'anno, quando si hanno più rapporti di lavoro contemporaneamente o quando si percepiscono ulteriori entrate, come i canoni di locazione di un immobile, il calcolo effettuato dal sostituto d'imposta può risultare insufficiente o errato.

In tutti questi casi l'importo spettante non viene erogato oppure viene riconosciuto solo in parte. Esiste anche una categoria di lavoratori per i quali il bonus non transita mai dalla busta paga: si tratta di colf, badanti e babysitter, poiché la famiglia datrice di lavoro non riveste la qualifica di sostituto d'imposta e non effettua ritenute IRPEF. Per questi lavoratori il recupero del trattamento integrativo passa obbligatoriamente attraverso la dichiarazione dei redditi.

Come verificare la Certificazione Unica e correggere la dichiarazione

Per capire se il bonus è stato effettivamente corrisposto, il documento da consultare è la Certificazione Unica 2026, riferita ai redditi del 2025. Il campo decisivo è il 390: se riporta il Codice 1, il datore di lavoro ha già erogato le somme spettanti; se invece è indicato il Codice 2, significa che il trattamento è stato calcolato ma non pagato, rendendo possibile il recupero in dichiarazione. Nel campo 391 viene invece riportato l'importo esatto già incassato durante l'anno.

Chi ha già inviato il modello 730 e ritiene di aver diritto a somme non percepite può presentare un 730 integrativo entro il 26 ottobre, rivolgendosi a un Caf o a un professionista abilitato. Se dal ricalcolo emerge un credito a favore del contribuente, il rimborso verrà corrisposto dal sostituto d'imposta direttamente in busta paga oppure accreditato dall'Agenzia delle Entrate. Qualora invece il controllo evidenzi che il bonus è stato erogato in eccesso, la restituzione dovrà avvenire tramite il modello Redditi correttivo.

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