Svizzera sotto pressione, Trump alza la posta sui dazi: oro, carne e aerei nel mirino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La delegazione svizzera ha fatto ritorno ieri da Washington, dove nei giorni scorsi aveva cercato, senza successo, di ammorbidire la posizione americana sui dazi. A condurre le trattative d’ora in avanti saranno governo e amministrazione federale, come annunciato dalla SECO, ma i dettagli della proposta elvetica iniziano già a trapelare. Oltre a farmaci e gas – già noti – Berna avrebbe messo sul piatto l’apertura di fonderie negli Stati Uniti, l’acquisto di aerei Boeing e l’importazione di carne americana. Un tentativo di appeasement che, però, non sembra aver smussato l’aggressività di Donald Trump.

"Alla fine, è tutto nelle sue mani", ha ammesso la presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter, in un’implicita ammissione di debolezza. Il viaggio negli Usa si è concluso senza progressi tangibili, lasciando la Svizzera in una posizione precaria, costretta a negoziare senza avere chiaro il motivo reale dell’inasprimento tariffario. Quel che è certo è che Trump, da sempre incline a usare i dazi come arma politica, ha trovato nel mercato dell’oro un bersaglio strategico.

L’aumento del 39% dei dazi sui lingotti d’oro da 1 kg e 100 once ha colpito al cuore la Svizzera, che domina il settore della raffinazione e dell’export del metallo prezioso. Solo nell’ultimo anno, le esportazioni elvetiche verso gli Stati Uniti hanno superato i 61 miliardi di dollari, cifra che spiega perché Washington abbia deciso di prendere di mira proprio questo comparto. Secondo il Financial Times, dietro la mossa americana ci sarebbe anche la volontà di ridurre la dipendenza dai rifinatori svizzeri, spingendo per una maggiore autonomia nel mercato aurifero globale.

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