Medolla, i 500 di Gambro Vantive chiedono chiarezza sul futuro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A Medolla è finita la pazienza. I lavoratori e le lavoratrici di Gambro Vantive, azienda simbolo del biomedicale modenese, hanno aperto lo stato di agitazione, dopo mesi di silenzi e incertezze che hanno caratterizzato la gestione del fondo americano Carlyle. “Basta ai silenzi di Vantive, basta ai rinvii”, è il messaggio che arriva dal sito produttivo, il quale, logorato da un’attesa protrattasi per oltre un anno e mezzo, reclama con urgenza un piano industriale che offra una prospettiva concreta di sviluppo e rilancio, lontano dalla dipendenza cronica dagli strumenti di sostegno al reddito.

L'incertezza che logora

La protesta, che si articola in uno stato di agitazione ufficialmente proclamato, nasce dalla percezione di un vuoto strategico da parte della proprietà, la quale, stando a quanto denunciato, non avrebbe fornito alcun chiarimento sul futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento. L’utilizzo prolungato del contratto di solidarietà, misura concepita per fasi transitorie e non come soluzione stabile, viene vissuto dai dipendenti come un sintomo di una crisi più profonda, aggravata proprio dalla mancanza di dialogo e trasparenza.

La finestra per le agevolazioni contributive

In un contesto nazionale dove le misure di sostegno hanno una loro scadenza ben definita, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – con un comunicato di fine ottobre – ha ricordato che dal 30 novembre al 10 dicembre 2025 sarà possibile inoltrare le domande per la riduzione contributiva relativa ai contratti di solidarietà industriali per l’anno in corso. L’operazione, che si svolge interamente attraverso l’applicativo web "sgravicdsonline", rappresenta per molte aziende un appuntamento fiscale cruciale, sebbene, come dimostra il caso di Medolla, non sia sufficiente a placare le ansie legate alla stabilità del lavoro.

Un futuro ancora da scrivere

L’agevolazione, che prevede uno sgravio del 35 per cento per le imprese che hanno stipulato contratti di solidarietà difensiva di tipo A, costituisce un alleggerimento dei costi per la compagnia, ma non risponde alle domande fondamentali sulla destinazione finale dello stabilimento. La mobilitazione nel distretto biomedicale modenese riparte dunque da questa richiesta di chiarezza, mettendo in luce la frattura tra le procedure amministrative, seppur importanti, e la necessità di un progetto industriale di lungo periodo che garantisca il futuro di cinquecento posti di lavoro in un settore, come quello biomedicale, di vitale importanza per l’economia territoriale.

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