Sciopero alla Gambro-Vantive di Medolla per chiedere un piano industriale
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Redazione Economia
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Centinaia di lavoratori e lavoratrici hanno incrociato le braccia per quattro ore, aderendo in massa allo sciopero proclamato dai sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, ai quali si sono unite le Rappresentanze Sindacali Unitarie. L’iniziativa, che si è concretizzata in un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di via Modenese 66, rappresenta il punto più alto di uno stato di agitazione dichiarato nelle scorse settimane, quando la prolungata situazione di difficoltà operativa ha reso necessaria una risposta corale. A motivare la protesta, che ha registrato un’adesione pressoché totale nei reparti produttivi con punte vicine al cento per cento, è la richiesta di chiarezza sul futuro dell’insediamento, messo a dura prova da un ricorso continuativo agli strumenti di sostegno al reddito.
La vertenza e il ricorso alla cassa integrazione
La vertenza in essere, che coinvolge circa cinquecento addetti, trae origine da una condizione aziendale resa precaria dall’alternarsi di periodi di scarsa attività, durante i quali la direzione ha fatto ampio ricorso ai contratti di solidarietà. Su diciassette mesi, ben tredici sono stati infatti caratterizzati dall’utilizzo di questa forma di integrazione salariale, un dato che, da solo, delinea la gravità della contrazione produttiva e l’assenza di una prospettiva solida. La mobilitazione odierna, perciò, intende sollecitare la proprietà affinché renda noto un piano industriale credibile, l’unico in grado di fugare le incertezze che da tempo pesano sui volumi di lavoro e, di conseguenza, sulla stabilità occupazionale.
Il caso approda in Parlamento
Parallelamente alla mobilitazione sul territorio, la crisi della Gambro-Vantive ha varcato i confini di Medolla per approdare nell’aula di Montecitorio, dove alcuni deputati hanno formalmente interrogato il governo guidato da Giorgia Meloni. L’intervento parlamentare, sollecitando l’esecutivo a prendere posizione sulla faccenda, ha portato la questione sotto i riflettori della politica nazionale, evidenziando come le sorti del sito produttivo non interessino soltanto il territorio immediato. L’interrogazione, presentata senza indugi, chiede che il gruppo Carlyle, proprietario dell’azienda, fornisca garanzie concrete riguardo al mantenimento degli occupati e allo sviluppo del polo.
Le ricadute sul distretto biomedicale
Oltre alla preoccupazione per i cinquecento posti di lavoro direttamente coinvolti, la vertenza solleva interrogativi più ampi sul destino del sistema biomedicale del Distretto di Mirandola, di cui la Gambro-Vantive costituisce un tassello storico e fondamentale. La potenziale destabilizzazione di una filiera così cruciale, che rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, ha spinto diverse figure istituzionali locali a schierarsi al fianco dei dipendenti, partecipando al presidio e manifestando pubblicamente il proprio sostegno alla loro battaglia per la trasparenza e la continuità produttiva.




