Cirio bussa alla Cassa depositi e prestiti per non perdere l’aeroporto di Caselle
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Redazione Economia
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Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, sta tentando di trovare una sponda a Roma per non rimanere ai margini del risiko aeroportuale che vede protagonista lo scalo di Torino Caselle. In queste settimane, complice la pausa estiva da Diano Marina, il presidente della Regione ha intensificato i contatti con la Cassa depositi e prestiti, cercando di costruire un ponte tra gli interessi piemontesi e l'operazione di integrazione tra la società di gestione dell'aeroporto torinese, la Sagat, e Sea, che controlla gli scali milanesi di Linate e Malpensa.
L'obiettivo non è quello di tornare a controllare Caselle, ambizione ormai irrealizzabile dopo le progressive dismissioni pubbliche, ma almeno di evitare che il Piemonte si ritrovi senza voce in capitolo in una società che sarà dominata dal Comune di Milano.
La strategia romana del governatore
La partita è complessa e si gioca su un tavolo finanziario dove le pedine sono pesanti. Sea è partecipata per il 54,8% dal capoluogo lombardo, che ha già fatto sapere di voler mantenere la maggioranza assoluta anche dopo l'eventuale fusione con la società torinese, mentre il fondo F2i controlla il restante 45%.
È proprio in questo intreccio societario che si inserisce la strategia di Alberto Cirio, che ha iniziato a sondare il terreno in Cassa depositi e prestiti, consapevole che l'istituto guidato da Giancarlo Giorgetti rappresenta un attore fondamentale nel settore delle infrastrutture. La Cassa, infatti, possiede il 26% di F2i e il 9% di 2i Aeroporti, la holding che controlla interamente lo scalo di Caselle, e potrebbe quindi giocare un ruolo decisivo nel garantire una rappresentanza al Piemonte nel nuovo assetto.
Il paradosso della privatizzazione
Il nodo della questione, per la politica torinese, risiede in un paradosso che si sta materializzando con il passare degli anni. Dopo la completa privatizzazione di Sagat, con la vendita delle quote da parte del Comune prima e della Regione poi, Torino si trova ora a rischio di vedere il proprio aeroporto all'interno di un sistema deciso altrove. I numeri, del resto, parlano chiaro: Caselle è appena il dodicesimo scalo italiano per traffico, con poco più di 5 milioni di passeggeri nel 2025, mentre Malpensa e Linate insieme ne muovono quasi 47 milioni.
Una disparità di dimensioni che potrebbe tradursi in una disparità di peso nella futura governance, trasformando lo scalo torinese in un mero aeroporto regionale a vocazione low cost, complementare ai due hub milanesi. L'assessore regionale ai Trasporti, Marco Gabusi, ha provato a gettare acqua sul fuoco, assicurando che l'eventuale fusione non sarà negativa per Caselle, che anzi sta registrando una fase di crescita ininterrotta dal 2022.
Il fronte politico e la ricerca di garanzie
Le parole rassicuranti dell'assessore, però, non bastano a placare le inquietudini che serpeggiano a palazzo Lascaris. Il vicepresidente della Regione, Maurizio Marrone, ha addirittura parlato di "scippo", utilizzando toni molto più duri di quelli del presidente Cirio. Sul fronte opposto, invece, gli industriali guardano con favore all'operazione, privilegiando la logica di sistema del Nord Ovest e le possibili sinergie tra gli aeroporti.
A chiedere maggiore chiarezza è anche il Partito Democratico, che in Consiglio regionale ha presentato un'interrogazione per capire quali iniziative la giunta intenda mettere in campo per garantire che Caselle continui a essere un'infrastruttura strategica per tutto il Piemonte.
Le prossime mosse su un dossier caldo
Lo studio di fattibilità per l'operazione Sea-Sagat è già stato avviato e a settembre il dossier dovrebbe arrivare all'esame dei rispettivi azionisti. Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha dichiarato di attendere gli esiti della valutazione, pur sottolineando che la città segue con attenzione ogni ipotesi che riguardi il futuro di un'infrastruttura che considera strategica. Per Alberto Cirio, il tempo stringe.
La sua strategia, che punta a bypassare il tavolo locale per giocarsi la partita direttamente a Roma, dovrà fare i conti con un assetto proprietario ormai consolidato e con la volontà del Comune di Milano di mantenere il controllo della nuova realtà. La partita è appena cominciata.
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