Il risiko degli aeroporti italiani: da Milano a Torino, la sfida per il nuovo polo del Nord Ovest
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Redazione Economia
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Gli aeroporti italiani vivono settimane di particolare fibrillazione, un fermento che poco ha a che vedere con il traffico quotidiano dei voli o con le dinamiche commerciali dei duty free, ma che affonda le radici in un vero e proprio riassetto societario destinato a ridisegnare la mappa della gestione degli scali, dal Nord al Sud della Penisola.
Si tratta di un movimento complesso, che coinvolge impianti di diverse dimensioni e che promette, da un lato, una auspicata semplificazione del quadro operativo, mentre dall'altro lato rischia di sconvolgere gli equilibri di potere, in particolare quel delicato rapporto tra capitale pubblico e privato che caratterizza un settore dal peso economico non indifferente, capace di fatturare oltre 3 miliardi di euro e di registrare un utile netto che si attesta intorno ai 450 milioni.
In questo scenario di profondo rinnovamento, il vertice delle attenzioni è occupato dal triangolo del Nord Ovest, dove le trattative per un'ipotetica gestione unificata tra Milano e Torino stanno già sollevando un acceso dibattito, destinato a coinvolgere non solo gli addetti ai lavori ma anche la politica locale.
L'asse del Nord Ovest: tre scali, una sola regia
Torino e Milano stanno valutando l'avvio di un progetto di integrazione che porterebbe alla gestione coordinata dei tre principali aeroporti del quadrante nord-occidentale: Milano Malpensa, Milano Linate e Torino Caselle. L'idea, ancora in una fase embrionale di studio, è stata messa sul tavolo da Sea, la società che attualmente gestisce i due scali meneghini, e prevede una possibile integrazione con Sagat, l'ente che amministra lo scalo torinese.
Tuttavia, su questa pista ancora virtuale non decollano progetti concreti, ma solo polemiche e un dibattito acceso, soprattutto in ambito politico, dove si contrappongono visioni differenti circa il futuro di un'infrastruttura considerata strategica.
Se da un lato vi sono voci che intravedono nella fusione una straordinaria occasione di crescita e razionalizzazione, dall'altro non manca chi guarda con preoccupazione all'operazione, temendo una sorta di egemonia lombarda su un patrimonio storico e industriale, come quello sabaudo, che rischierebbe di essere offuscato dalla vicinanza con i vicini di casa.
Sea, Torino e il ruolo di Orio al Serio
La mossa di Sea, che ha avviato ufficialmente uno studio di fattibilità per l'integrazione con Sagat, riapre inevitabilmente il tema delle alleanze strategiche nel settore, gettando un'ombra anche sul futuro del 'Caravaggio' di Bergamo-Orio al Serio, che osserva con interesse ma da una posizione defilata questo possibile grande riassetto.
Secondo quanto ricostruito da analisti di settore, questa operazione nascerebbe anche come una sorta di alternativa a un'altra ipotesi circolata più volte negli anni, quella della fusione tra Sea e Sacbo, la società che gestisce lo scalo orobico e della quale Sea detiene attualmente circa il 30% delle quote. L'eventuale integrazione con Torino, pertanto, non rappresenta solo un'espansione geografica, ma un vero e proprio rompicapo strategico per gli equilibri di potere nel Nord Italia, dove la competizione tra scali è storicamente serrata.
Lo scenario che si profila è quello di un polo unico del Nord Ovest, in grado di competere con i grandi hub europei, ma le incognite relative alla governance e alla ripartizione delle risorse restano ancora tutte da sciogliere.
Il nodo della governance e lo scontro politico
La possibile fusione di Caselle all'interno di un unico sistema aeroportuale con Malpensa e Linate ha scatenato un immediato scontro politico, con posizioni che ricalcano le tradizionali linee di frattura tra i partiti. Da un lato, esponenti di Fratelli d'Italia hanno sollevato perplessità sull'operazione, mentre dall'altro il Partito Democratico sembra guardare con maggiore favore all'integrazione, anche se le accuse e le difese si rincorrono senza che ancora sia emerso un quadro chiaro.
Il vero nodo della questione, tuttavia, risiede nella governance e nella distribuzione delle quote azionarie, un aspetto fondamentale che determinerà il peso specifico di ciascun territorio nelle decisioni future. Torino, va ricordato, non detiene più da anni quote in Sagat, la società che gestisce lo scalo Sandro Pertini, la quale è controllata al 100% da 2i Aeroporti, una holding del fondo di investimento F2i.
Milano, al contrario, è il primo azionista con il 54,8% di Sae, il gestore dei suoi due aeroporti, una posizione di forza che le conferisce un ruolo predominante nelle eventuali trattative, rendendo il tavolo di confronto particolarmente asimmetrico e alimentando le polemiche sulla presunta sudditanza del capoluogo piemontese.
Equilibri e prospettive per il sistema aeroportuale
Al di là delle polemiche contingenti, il grande risiko aeroportuale italiano mette in luce la necessità di una razionalizzazione del sistema, spesso frammentato e caratterizzato da gestioni locali che faticano a tenere il passo con le sfide del mercato globale. L'operazione che legherebbe Milano a Torino, se dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe un banco di prova fondamentale per verificare la capacità del Paese di realizzare infrastrutture integrate, superando le storiche rivalità campanilistiche.
Tuttavia, le resistenze politiche e le differenze strutturali tra i modelli di gestione, con Sea pubblica e Sagat in mano a un fondo privato, rendono il percorso irto di ostacoli. Mentre i vertici aziendali continuano a lavorare agli studi preparatori, la partita rimane aperta, con lo sguardo di tutto il settore puntato su come si evolverà questo confronto, destinato a influenzare non solo il traffico aereo ma anche lo sviluppo economico e le strategie di investimento di un'intera macroregione.
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