Guerrieri conquista il pubblico, tra i richiami a “Un Professore” e l’omaggio a Bari con un fischietto di terracotta
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il debutto di Guerrieri – La regola dell’equilibrio, la serie tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio andata in onda lunedì 9 marzo su Rai 1, ha trovato un riscontro immediato e positivo da parte del pubblico, il quale, attraverso i social, ne ha lodato la scrittura tesa e la credibilità del cast; a catturare l’attenzione, infatti, non è stata soltanto l’interpretazione di Alessandro Gassmann nei panni del penalista barese Guido Guerrieri, ma anche una serie di dettagli scenografici pensati per radicare la narrazione nel capoluogo pugliese, come la comparsa, tra gli arredi dello studio legale, di un fischietto di terracotta realizzato a Noicattaro dall’artigiano Francesco Laforgia, un oggetto che il protagonista, stando alle cronache, pare utilizzi, quasi fosse un transfert della propria inquietudine, per scaricare la tensione che accumula. L’operazione, che mescola il legal drama all’introspezione del personaggio, sembra aver convinto i telespettatori, i quali hanno riempito i commenti sui forum e sui profili ufficiali della rete con messaggi di apprezzamento per quella che molti hanno definito una “bella serie” dotata di un “ottimo cast”, segnando un esordio che, in termini di ascolti, si è attestato su una media di quasi tre milioni e novecentomila spettatori, pari a uno share del 22,7%, un risultato che, seppur di poco inferiore alla concorrenza di Canale 5, rappresenta comunque una solida base di partenza per le quattro puntate previste.
Dalle aule del tribunale alla boxe, un personaggio sospeso tra fragilità e rigore
La serie, diretta da Gianluca Maria Tavarelli e coprodotta da Rai Fiction, Combo International e Bartlebyfilm, porta sullo schermo l’avvocato Guerrieri, un uomo che, nella sua doppia vita, alterna il rigore delle arringhe in tribunale alla passione solitaria per la boxe, uno sport che ne simboleggia la costante ricerca di equilibrio, sebbene la sua esistenza privata appaia invece segnata da una profonda inquietudine e dalla nostalgia per la moglie Sara, dalla quale si sta separando. Gassmann, che già aveva interpretato un professore di filosofia nella serie Un Professore, torna così a vestire i panni di un intellettuale complesso, e in più di un’occasione, raccontando il suo approccio al personaggio, ha ammesso di vedere delle vibes di Dante, una sorta di continuità ideale tra i due ruoli, entrambi caratterizzati da quella capacità di ascolto e da quella fragilità che l’attore, nelle interviste, ha dichiarato di conoscere a fondo, cercando di trasporle sul piccolo schermo attingendo al proprio vissuto personale. I casi che l’avvocato si trova ad affrontare, spaziando dalla riapparizione di un cliente dal passato alla misteriosa sparizione di una giovane, fino all’omicidio di una ricercatrice, non sono mai meri esercizi di procedurali, ma si intrecciano inesorabilmente con i suoi fantasmi interiori, costringendolo a mettere in discussione le regole e le certezze che, fino a quel momento, ne avevano guidato l’esistenza.
Il cast di supporto e l’importanza dell’ambientazione barese
Ad affiancare Guerrieri in questo percorso attraverso le aule di giustizia e le strade di una Bari che, nelle inquadrature notturne, appare suggestiva e al contempo malinconica, c’è un gruppo di personaggi ben delineati: troviamo l’ispettore Tancredi, interpretato da Michele Venitucci, alleato fidato nelle indagini; Annapaola, ex giornalista di cronaca nera diventata investigatrice privata, cui presta il volto Ivana Lotito; e ancora la praticante Consuelo, impersonata da Lea Gavino, e il distratto ma geniale stagista Tony, affidato a Michele Ragno. La città di Bari, del resto, non è un semplice sfondo, ma diventa essa stessa elemento narrativo, grazie a una fotografia che ne esalta gli scorci meno noti e che, come ha spiegato lo stesso Gassmann al Corriere della Sera, la mostra come una città “rinata”, lontana dagli stereotipi del Sud caotico, una scelta che contribuisce a definire l’identità stessa del protagonista, il quale si muove tra il lungomare, il tribunale e i vicoli del centro storico con la naturalezza di chi quei luoghi li abita da sempre. La sceneggiatura, firmata tra gli altri dallo stesso Carofiglio, ha il merito di restituire con credibilità le dinamiche processuali, un aspetto, questo, che alcuni giuristi, avendo visto la serie in anteprima, hanno voluto sottolineare con Gassmann, complimentandosi per la verosimiglianza della sua prova attoriale nelle scene dibattimentali.
Un successo costruito sulla credibilità del protagonista
La forza trainante della fiction, a giudicare dai primi commenti e dall’attenzione che ha suscitato, risiede proprio nella capacità di Gassmann di rendere umano e accessibile un personaggio che, altrimenti, rischierebbe di apparire distante o eccessivamente algido, data la sua professione. L’attore, intervistato da Chi, ha spiegato come, non sapendo “imitare”, cerchi sempre di prendere qualcosa di sé, dei propri difetti o pregi, da innestare nei ruoli che interpreta, e per Guerrieri ha scavato in quella malinconia di fondo che lo caratterizza, riuscendo a trasmettere allo spettatore l’idea di un uomo forte e fragile al tempo stesso. Se la prima puntata ha gettato le basi, presentando il personaggio e le sue ossessioni, le successive, in onda ogni lunedì fino al 30 marzo, promettono di approfondire ulteriormente l’intreccio tra la sfera professionale e quella privata del legale, in particolare con la vicenda che lo vedrà coinvolto attorno al giudice Larocca, un vecchio amico accusato di corruzione, un caso che, toccando corde personali, metterà a dura prova la sua etica e la sua ricerca della verità.




