“A Bari i segreti del mestiere”: così Gassmann ha preparato il suo Guerrieri grazie alla consulenza di veri avvocati

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non è soltanto l’ennesimo legal drama confezionato per il grande pubblico, la serie Guerrieri – La regola dell’equilibrio che vede Alessandro Gassmann nei panni dell’avvocato Guido Guerrieri, andata in onda su Rai 1 a partire dallo scorso 9 marzo. Il progetto, liberamente tratto dai romanzi di Gianrico Carofiglio – e con lo stesso scrittore ed ex magistrato barese coinvolto in prima persona nella sceneggiatura – ha ottenuto un riscontro di pubblico più che positivo: la prima puntata è stata seguita da una media di 3,9 milioni di telespettatori, con uno share del 22,8% che ne ha decretato il successo, nonostante la concorrenza di Scherzi a Parte su Canale 5. Ma dietro la buona riuscita della serie, e in particolare per quel che riguarda la credibilità delle scene processuali girate all’interno del Palazzo di Giustizia di Bari, c’è un retroscena che Gassmann ha voluto condividere, e che rivela quanto certi dettagli possano fare la differenza.

La consulenza che ha fatto la differenza nelle aule del tribunale di Bari

Ospite negli studi di *Domenica In* da Mara Venier, l’attore ha spiegato come la sua interpretazione non sia nata soltanto dallo studio dei romanzi – di cui pure è da tempo un lettore appassionato – ma anche da un confronto diretto con chi il diritto lo vive ogni giorno. Per rendere giustizia al personaggio di Guerrieri, avvocato penalista brillante ma anche profondamente tormentato, Gassmann ha potuto contare sulla supervisione di alcuni legali baresi, i quali lo hanno seguito passo dopo passo durante le riprese che si sono svolte nelle aule giudiziarie del capoluogo pugliese. Un lavoro certosino, quello dei professionisti locali, volto a limare ogni possibile stonatura: la gestione delle carte, la postura nell’arringa, i tempi del dialogo con l’imputato e persino certi tecnicismi che, per chi è del mestiere, suonerebbero altrimenti falsi. È questo, secondo l’attore, uno dei segreti che ha permesso alla fiction di evitare la trappola del luogo comune, restituendo invece una figura credibile di penalista, lontana dagli stereotipi del genere.

Bari, non solo una location ma un vero e proprio specchio narrativo

Non è un caso, del resto, che la città di Bari sia stata scelta come set principale della serie, che ne restituisce un’immagine volutamente notturna e malinconica, quasi a fare da contrappunto alle inquietudini del protagonista. Nelle parole di Gassmann – che non ha mai nascosto l’entusiasmo per l’accoglienza ricevuta e per la scoperta di una città a suo dire “fantastica” e lontana da certi cliché – emerge il ritratto di un capoluogo che diventa parte integrante del racconto, quasi un co-protagonista silenzioso. E se il pubblico ha apprezzato, lo si deve anche alla regia di Gianluca Maria Tavarelli, che ha scelto di non soffermarsi sui panorami da cartolina, ma di scavare piuttosto nelle periferie, nei vicoli stretti di Bari vecchia e negli spazi spogli del tribunale di piazza Enrico de Nicola, luoghi in cui si consuma gran parte del dramma umano e professionale di Guerrieri.

Un lavoro di cesello per evitare la trappola del giudiziario di maniera

L’attenzione al dettaglio giuridico è stata, in fase di produzione, una vera e propria ossessione, raccontano gli sceneggiatori. Lo stesso Carofiglio, insieme a Doriana Leondeff e agli altri autori, ha lavorato affinché i dialoghi in tribunale fossero il più possibile aderenti alla realtà processuale, senza per questo appesantire la narrazione. È un equilibrio delicato, quello tra verosimiglianza e ritmo televisivo, e la serie sembra averlo centrato. Ne è convinta anche Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, secondo cui il risultato è un racconto popolare che, però, non rinuncia alla profondità, riuscendo a parlare al presente con autenticità. Un plauso che trova riscontro nei numeri: il pubblico, in effetti, ha premiato la scommessa, dimostrando come la formula del legal drama possa funzionare quando non si limita a riproporre gli stereotipi del genere.

Il peso della fragilità in un personaggio tridimensionale

Del resto, l’operazione *Guerrieri* si regge sulle spalle di un protagonista che di classico ha ben poco: avvocato di successo, ma divorato dai dubbi, capace di empatia fino all’eccesso e per questo così lontano dall’immagine patinata dell’eroe televisivo. È questa complessità a renderlo interessante, e Gassmann – che ha più volte dichiarato di non vergognarsi delle proprie fragilità – ha potuto attingere a piene mani da un registro intimo per costruire la sua prova d’attore. Un lavoro che, a giudicare dai primi responso di critica e pubblico, ha pagato, e che trova le sue fondamenta proprio in quel lavoro preparatorio fatto a Bari, a contatto con avvocati veri e con una città che, di fragilità e contraddizioni, ne mostra ogni giorno tante, offrendosi così come lo specchio perfetto per le storie di un uomo in bilico tra successo e inquietudine.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.