Guerrieri, l'avvocato fragile di Alessandro Gassmann arriva su Rai1: dalla parte del torto e della ragione in una Bari notturna

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sarà per quella sua aria dimessa, per il passo lento di chi pedala sui lunghi rettilinei del lungomare di Bari senza una meta precisa, o forse per quel modo di guardare il mondo come se ogni storia, anche la piú banale, lo sfiorasse da vicino. Alessandro Gassmann, lasciati definitivamente alle spalle i panni cattedratici e rassicuranti del professor Dante Balestra in Un professore, si cala nel ruolo dell’avvocato Guido Guerrieri per la nuova fiction di Rai1, Guerrieri - La regola dell’equilibrio, in partenza lunedí 9 marzo 2026 in quattro serate. Il personaggio, che i lettori affezionati di Gianrico Carofiglio conoscono bene per essere stato cesellato in romanzi come Ragionevoli dubbi e Le perfezioni provvisorie, è un penalista brillante, certo, ma è anche – e forse soprattutto – un uomo che arranca, che cerca di tenere insieme i pezzi di una vita privata andata in frantumi dopo una separazione dolorosa dalla moglie Sara. Non è un eroe, Guerrieri, e non ha nemmeno la pretesa di esserlo: è uno che in aula sa essere una scheggia, preciso e inattaccabile nelle sue arringhe, ma che fuori da quel teatro di marmo e di codici brancola nel buio, si allena alla boxe per placare l’ansia e spesso finisce per non dormire, rintanato nel suo studio.

La serie, diretta con mano sicura da Gianluca Maria Tavarelli, prova a restituire l’anima complessa di questo personaggio evitando accuratamente gli stereotipi del legal drama classico. Non ci sono colpi di scena telefonati né eroismi di maniera, ma piuttosto un’indagine lenta e partecipe sui meccanismi della giustizia – quella dei tribunali e quella, ben più sfuggente, del cuore – che si svolge tutta all’ombra di una Bari inedita e notturna, lontana dalle cartoline patinate e dai luoghi comuni sul Sud. Gassmann, dal canto suo, ha lavorato molto sul passo del personaggio, su quella postura lievemente curva di chi si porta addosso il peso dei dubbi e delle fragilità, e lo ha fatto, come ha dichiarato, attingendo a piene mani dalle proprie insicurezze personali, senza alcuna vergogna: «Se devo piangere, piango, se devo emozionarmi, mi emoziono», ha spiegato l’attore, sottolineando come mostrare l’aspetto dell’uomo con le spalle larghe non lo abbia mai interessato piú di tanto.

Un cast corale e una Bari che diventa specchio dell’anima

Intorno alla figura centrale di Guerrieri, la sceneggiatura scritta a piú mani – tra cui spiccano quelle di Doriana Leondeff e dello stesso Carofiglio – costruisce una fitta rete di relazioni umane e professionali che danno e sostanza alla narrazione. C’è Annapaola, interpretata da Ivana Lotito, ex giornalista di cronaca nera diventata investigatrice privata dopo essere stata difesa proprio da Guerrieri in un processo; e poi l’ispettore di polizia Carmelo Tancredi, che ha il volto di Michele Venitucci, figura di amico fidato e di contraltare istituzionale alle scorribande legali del protagonista. Completano il quadro due giovani promesse dello studio, Consuelo – Lea Gavino – praticante seria e puntigliosa, e Toni – Michele Ragno – stagista distratto ma geniale, che portano una ventata di ironia e leggerezza in un contesto altrimenti dominato da toni cupi e malinconici. Ma è la città, Bari, la vera protagonista silenziosa di questa storia: Tavarelli ne ha esplorato i vicoli del centro storico, le periferie che si affacciano sul mare e il Tribunale in piazza Enrico De Nicola, cercando di restituire l’atmosfera di una metropoli vera, pulsante, che non ha bisogno di filtri per essere affascinante.

I quattro casi che vedremo svilupparsi nel corso delle puntate metteranno Guerrieri di fronte a nodi spinosi e a interrogativi etici non facili da sciogliere. Si partirà con la difesa di un uomo accusato di narcotraffico – Fabio Paolicelli – che riemerge dal passato dell’avvocato come un fantasma, per poi passare alla misteriosa sparizione di una ragazza, all’omicidio di una ricercatrice biologa e, infine, alla vicenda di un vecchio amico magistrato, il giudice Larocca, finito nel mirino di un’inchiesta per corruzione. Ogni processo, per Guerrieri, diventa una questione personale, un’occasione per mettere in discussione le proprie certezze e per confrontarsi con quella «regola dell’equilibrio» – appunto – che dà il Titolo alla serie e che rappresenta il difficile punto di incontro tra ragione e sentimento, tra il rigore della legge e l’umana, fallibile, comprensione per le storie delle persone. La macchina da presa di Tavarelli segue il protagonista non solo nelle aule giudiziarie, ma anche nei corridoi, nei bar, nelle notti in bicicletta, cercando di catturare quel «combattimento silenzioso» che è la sua vita.

Dai romanzi allo schermo: la fedeltà a un’idea di giustizia umana

L’operazione di trasposizione dei romanzi di Carofiglio in questa nuova serie tv appare particolarmente curata proprio sul fronte della fedeltà all’ispirazione originaria. Lo scrittore, che ha firmato la sceneggiatura insieme al team di autori, ha seguito da vicino la lavorazione e, a quanto riferiscono dal set, si è detto entusiasta del risultato, in particolare per la capacità della serie di restituire l’atmosfera dei suoi libri senza cadere nella trappola dei cliché sul meridione. Gassmann, che dei romanzi era un lettore appassionato ben prima che gli venisse offerto il ruolo, ha chiesto proprio a Carofiglio alcuni consigli per rendere credibile la parte dibattimentale, e la risposta dello scrittore – ex magistrato – è stata netta: «Se ti convinci di conoscere la legge e lo mostri, non c’è una virgola che non sia credibile». Un suggerimento che l’attore ha fatto proprio, costruendo un avvocato asciutto, essenziale, che non recita ma che vive il processo come un’estensione del proprio tormento interiore.

La scelta di ambientare le riprese nei luoghi reali, a cominciare dal Tribunale di Bari dove per quindici giorni la produzione ha potuto girare scene grazie alla disponibilità della città, contribuisce non poco a quel senso di autenticità che pervade l’intera opera. E non è un caso che Tavarelli abbia voluto sottolineare come la città abbia dimostrato una disponibilità totale, accogliendo la troupe quasi fosse in famiglia. Questa simbiosi tra attori, luoghi e storia è ciò che rende Guerrieri - La regola dell’equilibrio un prodotto anomalo nel panorama della fiction italiana: non c’è spazio per la retorica, non c’è bisogno di effetti speciali, perché la forza della narrazione sta tutta nella capacità di raccontare le pieghe dell’animo umano, le sue crepe, i suoi silenzi. L’avvocato Guerrieri non cerca assoluzioni a tutti i costi, cerca piuttosto di capire, di scavare, di andare oltre l’apparenza dei fatti, e in questa ricerca – spesso vana – si gioca la sua partita piú vera con se stesso.

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