Alessandro Gassmann: "Sono un uomo che piange e sa chiedere scusa. Ho imparato a fare l'avvocato in tv grazie a mia moglie Sabrina"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo il successo della terza stagione di Un professore e la polemica a distanza con Gianni Morandi, nata in seguito alla partecipazione del figlio Leo al Festival di Sanremo, Alessandro Gassmann torna a calcare i set teatrali della televisione pubblica. Il suo nuovo impegno, che debutterà lunedì 9 marzo in prima serata su Rai 1, si intitola Guerrieri - La regola dell’equilibrio. Si tratta di una serie in quattro puntate, diretta da Gianluca Maria Tavarelli, che porta sul piccolo schermo uno dei personaggi più iconici della narrativa italiana contemporanea, ossia l’avvocato barese Guido Guerrieri, nato dalla penna di Gianrico Carofiglio.
Lo stesso Carofiglio, ex magistrato e senatore, ha partecipato attivamente alla stesura della sceneggiatura insieme a Doriana Leondeff, Antonio Leotti e Oliviero Del Papa, garantendo così, come tiene a sottolineare Gassmann, una certa fedeltà allo spirito dei romanzi da cui la fiction è tratta: Ragionevoli dubbi, Le perfezioni provvisorie e l’omonimo La regola dell’equilibrio. L’attore, intervistato durante la conferenza stampa di presentazione, ha raccontato le difficoltà incontrate nel calarsi nei panni di un penalista: «Prendere dimestichezza con il linguaggio giuridico è stato divertente ma anche molto difficile», ha confessato, aggiungendo di essersi affidato, per questo compito, anche ai consigli della moglie Sabrina Knaflitz, figura cardine della sua vita privata e, a suo dire, fondamentale per comprendere le complesse sfumature di un personaggio così articolato. Guerrieri, infatti, non è solo un brillante professionista dotato di grande intelligenza e sapienza dialettica, ma anche un uomo malinconico, nostalgico e profondamente empatico, caratteristiche queste che lo rendono capace di immedesimarsi nei casi che affronta, al punto da trasformare ogni indagine in una questione personale.
Un legame stretto tra l’attore e il personaggio: fragilità e introspezione
La complessità del protagonista ha rappresentato per Gassmann un terreno di indagine artistico quanto mai stimolante, portandolo a riconoscere più di un punto di contatto con la propria indole. «Sono un uomo che piange e sa chiedere scusa», ha dichiarato, sottolineando come la fragilità, lungi dall’essere un difetto, costituisca per lui una componente essenziale della propria natura e del proprio modo di interpretare. Guerrieri, d’altronde, è un personaggio che vive in bilico tra il successo professionale e le inquietudini private: separato dalla moglie Sara, frequenta palestre di boxe più per ritrovare un contatto con sé stesso che per spirito agonistico, e passa le notti in bianco, tormentato dai rimpianti. Una figura, questa, che Gassmann ha definito «piena di pensieri», lontana anni luce dallo stereotipo dell’eroe invincibile e cinico. La sua interpretazione punta proprio a restituire questa umanità sfaccettata, fatta di debolezze e di errori, dei quali il personaggio non si vergogna, proprio come l’attore stesso.
Bari, specchio urbano di un’anima in bilico tra luci e ombreUn cast corale e casi giudiziari di grande attualità
Accanto a Gassmann, a popolare l’universo di Guerrieri ci sono una serie di personaggi altrettanto ben cesellati, interpretati da un cast di prim’ordine. Ivana Lotito veste i panni di Annapaola, ex cronista di nera diventata investigatrice privata, un ruolo che le ha causato qualche problema fisico sul set – «è caduta per distrazione, poi si è spaccata un piede in moto» – ma che promette scintille in video. Con lei, Michele Venitucci nel ruolo del fidato ispettore Tancredi, Lea Gavino in quello della praticante Consuelo e Michele Ragno in quello del distratto ma geniale stagista Tony. I casi che l’avvocato dovrà affrontare spaziano dalla misteriosa sparizione di una giovane, all’omicidio di una ricercatrice, fino al nodo centrale della vicenda: la difesa di un vecchio amico, il giudice Larocca, stimato magistrato accusato di corruzione da un collaboratore di giustizia. Una trama, quest’ultima, che si inserisce in un dibattito sempre acceso sulla giustizia italiana e che Gassmann, interpellato a riguardo, ha tenuto a specificare non essere nata con intenti politici, essendo i romanzi di Carofiglio stati scritti in «tempi non sospetti».




