Londra sanziona Ben-Gvir e Smotrich per istigazione alla violenza, mentre a Gaza si contano decine di vittime
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Redazione Esteri
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La Gran Bretagna ha deciso di colpire con sanzioni due esponenti di primo piano del governo israeliano, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il titolare delle Finanze Bezalel Smotrich, ritenuti responsabili di aver fomentato attacchi contro i palestinesi. Il Foreign Office, nel rendere noto il provvedimento, ha parlato di "incitamento ripetuto" alle violenze dei coloni in Cisgiordania, aggiungendo che le restrizioni – che includono il blocco dei beni e il divieto di ingresso nel Regno Unito – sono state adottate in coordinamento con Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia.
La mossa, definita "scandalosa" da Tel Aviv, arriva in un momento di crescente tensione internazionale verso Israele, anche per il bilancio sempre più drammatico del conflitto a Gaza. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, almeno 20 palestinesi sarebbero stati uccisi da colpi israeliani mentre attendevano aiuti alimentari nei pressi del corridoio Netzarim. Fonti dell’esercito hanno precisato che i militari hanno aperto il fuoco dopo aver lanciato avvertimenti contro "gruppi che si avvicinavano in modo minaccioso", sostenendo che il numero delle vittime sarebbe inferiore a quello diffuso dai media arabi.
Intanto, le sirene hanno suonato a Gerusalemme per un missile lanciato dallo Yemen, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu ha fatto sapere a Donald Trump, ora nuovamente alla Casa Bianca, che Israele intende sospendere ogni negoziato sul nucleare con l’Iran. Sul fronte umanitario, organizzazioni internazionali hanno distribuito 35mila scatole di cibo, ma gli aiuti restano insufficienti rispetto alla crisi in corso.
Parallelamente, l’Unione Europea starebbe preparando nuove sanzioni contro Mosca, concentrate sul settore petrolifero e bancario, in un contesto di escalation diplomatica che vede sempre più Paesi assumere posizioni nette sui conflitti in Medio Oriente e Ucraina. Quanto alla vicenda della flottiglia umanitaria, Greta Thunberg – tornata a Parigi dopo il blocco navale – ha denunciato di essere stata "sequestrata in acque internazionali", riaccendendo i riflettori sulle proteste contro l’offensiva israeliana.




